Tornano in mente davanti al presidio organizzato in piazza Plebiscito da migliaia di proprietari di case illegali. È la mattina dell11 febbraio 2010. Ci sono capifamiglia, donne appena uscite dal parrucchiere, ragazzi sottratti alla scuola, sindacalisti fai-da-te, addetti al volantinaggio, suonatori di tamburi, distributori di rosette con prosciutto e formaggio. Sventolano tricolori con una fascia a lutto e poi li bruciano platealmente davanti alle telecamere. Arrivano da tutta la Campania, sfilano nelle vie del centro e protestano sotto la prefettura, convocati da associazioni nate negli ultimi mesi con i nomi più fantasiosi per opporsi al piano di abbattimenti deciso dalla Procura di Napoli: comitati Diritto allabitazione di Castellammare di Stabia, Casa sicura di Cava de Tirreni, Libero comitato cittadino di Giugliano, Comitato Saggese ad Afragola, Casaurea di Casoria, Arcobaleno di Lettere, LArca di Noè e Diritto alla casa di SantAntonio Abate, Diritto alla casa di Ischia e Procida, Amici del territorio di santa Maria la Carità. Solo qui gli abusivi possono autoproclamarsi «amici del territorio». E solo qui le planimetrie urbanistiche, quando vengono esposte negli uffici del Comune, ancora sono punteggiate di macchie verdi, mentre invece, a guardarli dallalto, Napoli e il suo hinterland non sono che uninforme macchia grigia. Tutti hanno una casa abusiva da difendere. Contestano le sentenze definitive di abbattimento di edifici sorti senza autorizzazioni perfino di zone sottoposte a vincolo paesaggistico. E invocano lennesima sanatoria in nome del «diritto alla casa» soddisfatto dallabusivismo edilizio «di necessità». Così era considerato per esempio labuso di Luigi Buono, cinquantatré anni, cuoco in un ristorante a Ischia Porto. Purtroppo le ruspe sono arrivate troppo tardi. A spazzare via la sua casa uccidendolo con le tre figlie, allalba del 30 aprile 2006, fu la frana staccatasi dal monte di Vezzi. Luigi, come altre quattrocento persone, aveva deciso di costruirsi la villetta proprio sotto la collina, incurante del fatto che periodicamente, dopo un paio di giorni di pioggia, le colate di fango si scaricano sulle abitazioni. Nelle mappe del Comune e della Protezione civile la zona è denominata «R4, alto rischio per la popolazione». Eppure, si giustificava allora il sindaco Giuseppe Brandi, «si trattava di abusivismo di necessità, non cera alcun elemento speculativo». Qualche mese prima di morire, Buono aveva anche presentato al Comune domanda di condono, come se un pezzo di carta garantisse la sicurezza, oltre a una parvenza di legalità retroattiva. Secondo Legambiente, negli ultimi dieci anni in Campania sono state realizzate 60mila case abusive, alla media di 6000 ogni anno, 16 al giorno. E il 67 per cento dei Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 ad oggi, ha tra le motivazioni proprio labusivismo edilizio. Solo negli uffici del Comune di Napoli giacciono ancora inevase 70mila richieste di adesione al condono del 1985. Il brano è tratto dal libro "La colata", casa editrice Chiarelettere, da oggi nelle librerie. Gli autori sono Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo, Antonio Massari.
CAMPANIA - gli amici del territorio hanno la casa abusiva
Migliaia di proprietari di case illegali si radunano in piazza Plebiscito a Napoli per protestare contro il piano di abbattimento di edifici deciso dalla Procura di Napoli. I manifestanti, provenienti da tutta la Campania, sostengono che il piano è ingiusto e che le sentenze definitive di abbattimento sono state emesse senza considerare il diritto alla casa soddisfatto dallabusivismo edilizio di necessità. I manifestanti chiedono lennesima sanatoria e sostengono che il sindaco Giuseppe Brandi si è giustificato con l'abusivismo di necessità, non c'era alcun elemento speculativo. La protesta è organizzata da associazioni nate negli ultimi mesi con nomi fantasiosi per opporsi al piano di abbattimenti.
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