Fatto!232tra istituti, fondazioni e più latamente associazioni culturali sono a rischio di cancellazione dalla mappa della cultura del nostro paese. E Bondi sospira e si ritiene indignato che Calderoli abbia da solo deciso con Tremonti lo sbaraccamento di una delle poche risorse di eccellenza dell'Italia, ormai terzomondista. Ma faccia il piacere! Lui, il ministro della cultura avrebbe voluto essere almeno consultato sul davvero onorevole dilemma: se sia più utile cancellare i fondi per la Fondazione Cini o per l'Istituto di astrofìsica: per l'Istituto De Gasperi o il Centro sperimentale di cinematografìa. Oppure per l'Istituto di studi rinascimentali di Ferrara o per l'Edizione nazionale delle opere di Canova con sede a Bassano. Ma che è? Scherzo? Disprezzo? Calcolo? Snidare dai loro covi gli intellettuali comunisti? No, molto di più e di più serio. Si tratta di ignoranza e di disprezzo interpretati come esigenza di almeno metà degli italiani dì sbarazzarsi di tutto ciò che si ritiene inutile nel mondo del cavaliere che legge Mussolin invece di Dante; che si compiace delle peggiori ovvietà da sciorinare ai gerarchi privi di qualsìvoglia idea che metta in gioco la cultura, quella seria e non la lordura di cui ogni giorno sembrano preoccuparsi di essere bersaglio. Parole dure, inappropriate? Forse. Ma rispetto all'enormità di una proposta che non sa distinguere tra sagre paesane e altissimi centri di eccellenza perché non ne conosce la valenza e viene ritenuta paccottiglia e zavorra inutile per le magnifìche sorti e progressive del nostro paese, beh allora questi sono complimenti. Cosi non consegneremo ai nostri figli ciò che ancora Foscolo sentiva come la ferita per eccellenza da quando "l'alterna onnipotenza delie umane sorti" ci ha spogliato di tutto, tranne della memoria e memoria è cultura. Possibile che ci si rassegni? Non si può. Per rispetto verso la ragione e verso ciò che ha dignità e che ci ha reso un tempo orgogliosi d'essere italiani. Da ragazzi eravamo insofferenti dallo stereotipo di un'Italia di santi, navigatori e poeti. Ma in questo ludibrio, scartati i santi e i navigatori, non lasciamoci attrarre da un assassinio: Quello della cultura rappresentata nella sua forma più percepibile dalla poesia.