IL MOLO DI MOZIA APPRODO DEI FENICI Scoperto un imponente manufatto costruito con blocchi regolari: cera la banchina di carico delle merci che entravano in città Cera una volta il grande molo di Mozia. Con tanto di banchina di carico e scarico merci: le stesse che entravano in città o che venivano trasportate su piccole barche, a Est dellargine, per essere inoltrate verso altre destinazioni. Largine era lungo. Partiva dalla Porta Nord e correva verso la contrada di Birgi, giusto di fronte, interrompendo il transito nelle acque chiuse dello Stagnone per evitare rischiose scorribande nemiche. Continuano le ricerche attorno ai segreti lasciati dai punici sotto la laguna dellisola di Mozia, testa di ponte fenicia in Sicilia, distante meno di cento miglia di mare da Cartagine. E continuano nei pressi della "strada punica" dove fino a qualche anno fa, durante la vendemmia, ancora transitavano carretti dalle ruote altissime, tirati da muli possenti, che trasportavano luva verso i palmenti di Birgi. La strada seguiva un percorso pressoché rettilineo verso nord, attraversava il tratto settentrionale dello Stagnone e collegava il circuito murario cittadino con la costa antistante della contrada di Birgi. È proprio ad ovest del tracciato stradale, non lontano dalle pietre scoperte dagli inglesi il secolo scorso, che gli archeologi hanno individuato un imponente manufatto portuale costruito con blocchi regolari. Oggi, a Villa Malfitano, la Soprintendenza del mare presenta i risultati scientifici dellultima missione archeologica - la quarta - dedicata alla strada sommersa e condotta in collaborazione con la Soprintendenza di Trapani, con la Fondazione "Whitaker", con il Cemsi onlus e con la Sys. La missione è stata inserita in un progetto interculturale di integrazione e collaborazione tra i popoli del Mediterraneo, cui hanno partecipato anche alcuni volontari provenienti dalla Tunisia e dallEgitto. Le ricerche sono iniziate qualche anno fa. Gli studiosi si sono convinti fin dallinizio che il vero e proprio approdo di Mozia andasse scovato nei pressi dellarea commercialmente più ricca dellisola: davanti alla Porta Nord, e non nellarea diametralmente opposta dove si è sempre pensato che fosse, cioè nei pressi del cosiddetto cothon che, invece, era un vero e proprio bacino di carenaggio con annessa area di cantiere navale. Lestremità settentrionale del molo si assottiglia e termina a punta. Il suo piano superiore è leggermente inclinato, in dislivello rispetto al piano delladiacente strada punica. «Da unanalisi ancora parziale - spiega il Soprintendente del mare Sebastiano Tusa - sembrerebbe di essere in presenza di un grande e lungo molo con annessa banchina di alaggio che permetteva lapprodo di piccole imbarcazione dal lato dello Stagnone chiuso dalla strada-argine, cioè orientale. Tale argine - continua - doveva avere anche la funzione di approdo per i natanti provenienti dallesterno dello Stagnone (lantica bocca di passaggio è proprio di fronte). Che fosse a diretto contatto con lesterno - aggiunge Tusa - lo si evince anche dal fatto che era protetto ad Ovest da una barriera di massi con funzione di frangiflutti contro il maestrale. In tal modo si proteggeva anche il grande molo summenzionato. Elementi architettonici rinvenuti nei pressi del molo indicherebbero lesistenza di un probabile tempietto su di esso costruito». Del resto la cosiddetta strada punica ha avuto un ruolo fondamentale nella topografia portuale moziese: lo si evince dalle informazioni storiche narrate a proposito dellassedio siracusano del 397 avanti Cristo. «È Garbini - riprende il Soprintendente - a fornirci le considerazioni più illuminanti leggendo il passo di Diodoro relativo alle vicende belliche che portarono alla distruzione di Mozia. A differenza di quanto riferito da Diodoro circa la distruzione della strada da parte dei Moziesi per evitare di offrire un aiuto allassedio ai nemici, Garbini ritiene che tale notazione si inserisca nel tentativo da parte di Diodoro di esaltare limpresa di Dionisio I dando ai suoi uomini il merito di avere ricostruito la strada per agevolare luso delle macchine belliche per lassedio sul lato di Porta Nord. È interessante - conclude Tusa - che Diodoro usi un termine che indica il terrapieno, la diga e non la strada, dando lidea della funzione di sbarramento marino che, comunque, la strada doveva avere».
MOZIA - La Soprintendenza del mare presenta i risultati della missione archeologica
Riassunto in 200 parole:
Gli archeologi hanno scoperto un imponente manufatto portuale costruito con blocchi regolari a Villa Malfitano, in Sicilia, vicino alla strada sommersa di Mozia. Il manufatto è stato individuato in un'area commerciale ricca dell'isola, davanti alla Porta Nord, e sembra essere un grande molo con annessa banchina di carico. La strada sommersa di Mozia è stata scavata per scoprire i segreti della città fenicia, che era una testa di ponte per le merci e le navi. Gli studiosi hanno scoperto che il molo era protetto ad ovest da una barriera di massi per proteggere le navi dal maestrale.
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Bene culturale
Luogo