ADESSO rischiano anche le opere più conosciute e la capitale è, per i ladri su commissione, un'autentica miniera d'oro. A Roma giace infatti gran parte di quel 45 per cento di patrimonio storico-culturale mondiale. Furti ben organizzati possono già oggi fruttare decine di milioni, come dimostra il caso del manoscritto della Casanatense sparito al. Vittoriano, Un codice botanico del 1770 che come tanti libri preziosi ha rischiato di essere tagliato a pezzi e venduto ai collezionisti pagina per pagina. Opere antiche, sconosciute al grande pubblico ma richiestissime dai collezionisti, come quell'altro «pezzo preziosissimo» sottratto cinque anni fa all'Istituto centrale di Patologia del Libro. Ma ora, il caso-Munch lo conferma, non si può essere sicuri neanche di un museo che ospita quadri riprodotti come poster in centinaia di milioni di esemplari, con un mercato delle opere d'arte rubate su commissione rende ai malfattori circa un decimo alle quotazioni reali dell'opera. Le mille chiese romane sono considerate prede ottimali: grandi firme, bassa sorveglianza. Lo sanno bene all'Ara Coeli, dove nel '94 sparì il bambinello in legno dipinto, o nella chiesa di S. Silvestro, dove sparì un intero frontone di sarcofago, o ancora Santa Maria dell'Anima, dove nel 2002 furono rubate tele settecentesche. Allora non si può sottovalutare nemmeno l'ipotesi che i ladri su commissione possano puntare su chiese ancora più appetitose, come S. Luigi dei Francesi, che ospita tre tele di Caravaggio («La Vocazione di S.Matteo», «II Martirio di S.Matteo» e «S. Matteo e l'angelo»), o ancora - seguendo la firma dell'artista - S. Maria del Popolo, dove al suo pennello appartengono «La conversione di San Paolo» e «La crocifissione di San Pietro». Dalle chiese ai musei, non certo tutti inviolabili. L'esempio, pessimo, arrivò nel maggio del 1998, quando due Van Gogh («II giardiniere» e «LArtesiana») e un Cezanne («Cabanon de JoUrdan») furono trafugati alla Galleria Nazionale di . Arte Moderna e ritrovati poi in luglio. Senza scomodare i blindatissimi Musei Vaticani, basti pensare a pinacoteche più piccole. Ai Musei Capitolini, ad esempio, ci sono tra gli altri il «Romolo e Rèmo» di Rubens e la «Buona Ventura» del Caravaggio. Grandiosa la scelta alla Galleria Borghese: sèi opere caravaggesche, ma anche «L'amor sacro e l'amor profano» di Tiziano, la «Deposizione» e la «Dama con liocorno» di Raffaello e quadri di Botticelli, Pinturicchio e Perugino.