Ma il sindaco Alemanno fa una parziale marcia indietro: solo in estrema periferia Quello alla cupola di San Pietro è stato un riferimento «retorico»: Gianni Alemanno interpreta se stesso allindomani della sortita, in pubblico a Milano, sul via libera ai grattacieli nella Capitale che potrebbero arrivare a sfidare in altezza il Cupolone. Cosa mai accaduta nella storia della Città eterna, ma necessaria per avere nuove case, moderne e magari firmate da architetti di grido. Il sindaco di Roma si spiega: «Nella città storica cè ununità di skyline, si può tenere il cupolone come punto di riferimento più alto. Allestrema periferia, a numerosi chilometri di distanza, fare riferimento allaltezza di San Pietro è retorico. Qui un segno forte dal punto di vista architettonico può servire a ridare identità ad interi quartieri». I grattacieli di Alemanno incontrano la benedizione del cardinale Giovanni Cheli che accetta la caduta del cosiddetto "vincolo di San Pietro" e assolve lipotesi di una città verticale se considerata nel nome di una «valenza sociale» ma non certo lidea di «un palazzo alto trenta metri di fronte alla basilica». La caduta di quello che il primo cittadino della Capitale ha chiamato "tabù" infiamma la discussione, trovando soprattutto voci contrarie. Anche dalla sua parte politica: «Il progetto del sindaco va incanalato nel contesto di una regione come il Lazio, che deve conciliare la sua storia con i nuovi insediamenti», commenta la presidente della Regione, Renata Polverini. Meno cauta la valutazione di Teodoro Buontempo, presidente de La Destra e assessore regionale alla Casa: «Roma non ha bisogno di ecomostri né in orizzontale né in verticale: non si può pensare ad abbattere Corviale per creare un quartiere-giardino e poi tirare su dei grattacieli. La vera sfida sarà dotare le periferie di servizi, cablaggio, reti fognarie e stradali: questa è la buona amministrazione». «È molto meglio consumare cielo che altro territorio» - è invece la convinzione del sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Maria Giro - purché in un contesto che rispetti la qualità architettonica e ambientale. Si tratta del resto di progetti di cui si discute da tempo: dopo decenni di sviluppo caotico, noi verticalizzeremo la città». Poi, riguardo allidea di una consultazione referendaria, annunciata sempre da Alemanno sul tema della "città verticale" e confermata come «strumento per governare con responsabilità» dal suo assessore alla Cultura Umberto Croppi, arriva la proposta di un contro-referendum, per dar voce ai romani «intrappolati in una città sempre più inquinata, piena di buche e priva di servizi», messa sul tavolo da Angelo Bonelli, presidente dei Verdi che avverte: «Col federalismo demaniale si avvererà la più grande speculazione edilizia e immobiliare della storia. Alemanno vuole dar vita a un piano speculativo con il quale le aree verdi potranno subire variazioni, in deroga al piano regolatore». Fuori dalla mischia, la voce dellarchitetto Vittorio Gregotti: «I grattacieli non risolvono i problemi delle periferie ma mirano ad assecondare lambizione sfrenata dei nostri amministratori. Perché non si può riqualificare una zona periferica in base allaltezza delle case. Ma soprattutto bisogna fare attenzione a non ripetere gli errori del passato, creando periferie "monofunzione" ma mescolando invece abitazioni a musei o università, mescolando gli strati sociali».