Il progetto della fondazione, il disimpegno di Roma, l'allarme del direttore generale dell'Ente Ninni Cutaia Ieri l'assemblea pubblica, l'assessore Scaletti: subito un incontro per progettare il futuro «Se venisse a mancare un contributo ministeriale la gestione della Pergola diventerebbe seriamente un problema». Risponde così Ninni Cutaia direttore generale dell'Ente Teatrale Italiano al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che ha espresso la volontà di lasciare la gestione del teatro della Pergola a una fondazione con Comune, Regione ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Da Roma, lunedì, sottolineavano che il ministero avrebbe messo nella fondazione il teatro stesso, ma niente di più. 1,7 mln La cifra che ogni anno l'Eti (ente teatrale italiano) versa al teatro della Pergola. Corrisponde alla differenza tra ricavi e costi di gestione 100 mila Il costo mensile in euro che il teatro della Pergola spende per pagare gli stupendi dei 54 dipendenti: 1,2 milioni l'anno Insomma, dopo la soppressione dell'Eti, prevista dal decreto legge sulla finanziaria, non c'è ancora chiarezza sul futuro dei teatri programmati dall'Ente: la Pergola, il Valle di Roma e il Duse di Bologna. «Avevamo già avviato un progetto che legava gli enti locali alla soprintendenza spiega Cutaia è positivo concordare la gestione del teatro con le forze della città. Mi sembra che nelle dichiarazioni di Bondi non si escluda una partecipazione economica del ministero. Ora dobbiamo attendere le sue risoluzioni per capire come procedere». Intanto all'assemblea pubblica che si è tenuta ieri alla Pergola, l'assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti ha proposto «che tutti i soggetti interessati alle sorti di questo teatro si siedano intorno a un tavolo per progettare il suo futuro». Con la sua presenza l'assessore ha voluto «sostenere le buone ragioni della Pergola e testimoniare la volontà della Regione di fare quanto possibile per mantenere in attività questa importante istituzione culturale fiorentina e toscana». Precise le sue critiche alla politica culturale del governo: «La manovra è in assoluta controtendenza rispetto a ciò che avviene nel resto dell'Europa e ci pone fuori dall'Unione che investe quattro volte più dell'Italia in questi settori». Il presidente degli Amici della Musica Stefano Passigli ha chiesto di garantire innanzitutto il regolare funzionamento del teatro, in cui la sua associazione propone, dal secondo dopoguerra, una programmazione d'eccellenza per la musica classica. Che adesso è a rischio. «Ogni tre anni dobbiamo rinnovare la nostra convenzione per usufruire dei locali del teatro ha spiegato Passigli quest'anno, purtroppo, il presidente dell'Eti, Giuseppe Ferrazza, non ha ancora firmato il documento. Adesso non ha più i poteri per farlo, visto che l'Eti è stato soppresso, e noi non sappiamo chi si accollerà la gestione del teatro». Roberto Toni, direttore della compagnia del Teatro Stabile di Firenze, esprime piena solidarietà per l'Eti e la Pergola ma condanna le falle del sistema. «C'è stata una progressione assistenziale e si sono create delle rendite di posizione. L'Eti in passato programmava le stagioni di centoventi teatri in Italia, poi questo compito è passato ai circuiti regionali. Ora bisognerebbe fare chiarezza sulle attività che svolge e su come investe i suoi soldi». Nel pomeriggio anche Mario Razzanelli, capogruppo della Lega Nord in Palazzo Vecchio, ha detto che «l'intera città si mobiliterà per la Pergola, come per il Maggio. Serve un intervento deciso, che veda coinvolte tutte le forze politiche, le istituzioni culturali, il mondo dell'imprenditoria e dei privati. I tagli devono essere fatti per eliminare le "vere" spese inutili delle pubbliche amministrazioni a tutti i livelli, a cominciare dalle auto blu. Questi sono davvero soldi sprecati, non certo quelli destinati a importanti istituzioni culturali quali sono i teatri del Maggio e della Pergola».