Il sottosegretario: così dal 1871. Il sindaco: ora la legge speciale, altrimenti... «Nel 1871 il David di Michelangelo è stato ceduto al Comune di Firenze a titolo di risarcimento». Quello del sottosegretario all'Interno, Michelino Davico, fede e appartenenza leghista, potrebbe sembrare uno sgambetto dei pasionari del federalismo anche nel campo minato fiorentino dei beni culturali. La voce però è quella del governo. Del sottosegretario del ministro Maroni che in una risposta passata quasi inosservata l'abbiamo trovata sul sito della Camera alla voce interrogazioni al deputato fiorentino Gabriele Toccafondi (Pdl) ammette quello che nessuno finora aveva ammesso: il David di Michelangelo è di Firenze e dei fiorentini anche se è esposto alla Galleria dell'Accademia. Davico sembra riprendere le parole e gli esiti della ricerca legale e di archivio che fecero i dirigenti del Comune nel 2003 quando sindaco era Leonardo Domenici che a luglio, in una conferenza stampa a muso duro disse che la città «doveva partecipare alla gestione delle opere d'arte. In primo luogo del David che è di proprietà del Comune». Lo stesso principio sostenuto poi dall suo successore Matteo Renzi, che di ticket unico dei musei e compartecipazione degli utili (legge speciale) aveva già cominciato a parlare in campagna elettorale. Ieri il sindaco raggiunto al telefono a Berlino in visita istituzionale ha accolto la notizia con soddisfazione. Anche perchè, dice Renzi, è la prima volta che arriva il riconoscimento ufficiale che il David è nostro e che la posizione assunta da Domenici nel 2003 è sostenuta dal ministero dell'Interno in un contesto di lite sui luoghi di culto e i beni artistici. Nella risposta di Davico si parla dell'annullamento della concessione ad uso perpetuo al Comune delle sei chiese storiche della città. La risposta del sottosegretario è un primo passo. Renzi l'ha ribadito dalla Germania: restiamo in attesa di capire qual è l'atteggiamento concreto del governo nei riguardi di Firenze e quindi della legge speciale, perché da questo dipenderà il nostro atteggiamento, che sul David prevede anche la possibilità di una causa. È evidente, ha aggiunto il sindaco, che stiamo facendo una operazione tutta diversa rispetto al governo: Palazzo Vecchio e le Oblate aperti di notte e una diversa cultura dell'accoglienza. Da qui, dice Renzi, i dissensi sugli Uffizi con la soprintendenza: il 60 di quanto è contenuto in molti musei statali fiorentini appartiene alla città. E così deve essere considerato. La risposta del sottosegretario Davico a Toccafondi raggiunto anche lui ieri al telefono ha detto seccamente di non voler commentare anche perché impegnato alla Camera ha aperto lo scenario auspicato da Domenici, dall'ex assessore regionale Paolo Cocchi (che aveva chiesto il «trasloco» del David all'auditorium del Maggio) e dal sindaco. Anche se la direttrice della Galleria dell'Accademia, Franca Falletti, dà una versione diversa: «Anni fa chiesi un parere all'Avvocatura dello Stato e da quel parere emerse che il David è dello Stato». Questa invece la ricostruzione di Davico: «La questione risale al 1871, quando, in considerazione del dissesto economico che colpì l'amministrazione cittadina di Firenze a seguito del trasferimento della capitale d'Italia a Roma, lo Stato, per compensare la città, decise di cedere al Comune, a titolo di risarcimento, Palazzo Vecchio con i relativi annessi, tra i quali l'arengario e le statue che vi erano esposte, tra cui il David». Davico ripercorre gli ultimi anni di rivendicazioni e conclude: «La vicenda non ha avuto sviluppo ulteriore».