Nelle lettere istituzionali si parla di «stallo» e «situazione grave». E quando arrivano le fatture c'è poco da aggiungere: i soldi sono pignorati, la cassa è chiusa, fornitori, restauratori e musei devono mettere in conto al governo. In Lombardia lo Stato è moroso, accumula debiti, ma quanto può resistere? Avanti così, cioè fermi, tra due o tre mesi «gli uffici di Milano e Pavia rischiano il collasso». Caterina Bon Valsassina, neodirettrice regionale ai Beni culturali, si ritrova senza risorse a causa di un pasticcio giudiziario nato nel 1974 e lontano, in provincia di Avellino, a Civita di Atripalda, e migrato al Nord coi suoi capricci 36 anni dopo. Un giudice, l'8 aprile, aveva annullato il pignoramento, sembrava fatta, il ministero ringraziava la giustizia. Ma la Banca d'Italia non esegue la sentenza: i 32,4 milioni sul conto dei Beni culturali lombardi restano congelati. È una storia di terreni, espropri e richieste di danni, in Campania. Ma ha scatenato una crisi finanziaria aMilano. Per dire: la Pinacoteca di Brera ha sostituito l'impianto di climatizzazione, 200 mila euro di spesa, ne ha saldati 71 mila. Per gli altri, si vedrà. La Direzione regionale ha sospeso i pagamenti di turni straordinari, utenze e servizi esterni, non può permetterseli, non sa come muoversi. Sono al verde, in ordine: la Soprintendenze monumentali e paesaggistiche, l'archeologica e gli archivi di Stato di Milano e Pavia, insomma tutti gli istituti periferici del ministero. Stanno «accumulando morosità», s'indebitano. Mentre Roma «tampona» le urgenze: «L'amministrazione centrale e l'Avvocatura di Milano hanno fatto e stanno facendo tutto il possibile» spiega Bon Valsassina. Ma servirebbe l'impossibile, adesso: il ministero non può risolvere, ad esempio, «il pagamento delle ditte incaricate delle manutenzioni e dei lavori pubblici». L'alt è arrivato dalla Banca d'Italia. Perché il giudice di Milano ha sì dichiarato «l'inefficacia del pignoramento e ordinato lo svincolo della cassa», ma l'istituto di credito statale non può eseguire l'ordine sostiene perché «il provvedimento non rientra tra quelli espressamente indicati dalle Istruzioni della Tesoreria generale dello Stato». E dunque non si fida a sbloccare i fondi: preferisce aspettare il giudizio ordinario o, meglio, il ritiro della denuncia da Civita di Atripalda. Quando sarà, «potrebbe essere tardi», riflette Bon Valsassina. L'ha scritto pure al ministro Sandro Bondi: la situazione è «grave» e può solo peggiorare. In questi giorni piovono fatture negli uffici di Palazzo Litta.