Il sindaco su Facebook: finalmente si sono accorti che è nostro. Poi l'altolà della Acidini d'intesa col ministero Il governo: contano anche la cura e la gestione, e lo teniamo noi. David, si muove la soprintendente Acidini. La rappresentante del ministreo dei Beni culturali a Firenze, sentito il ministero, replica alla notizia che la proprietà della statua è del Comune ricordando che «oltre alla proprietà» c'è altro, a partire da chi ha gestito «la valorizzazione, la manutenzione ordinaria e straordinaria e il restauro». «Decidano loro come rendercelo», ribatte il sindaco Renzi. David, l'altolà del ministero: è vostro ma lo teniamo noi La soprintendente Acidini: «Sul capolavoro resta l'esercizio di tutela» Il sindaco Renzi: «Adesso decidano loro come fare a rendercelo» Opportunità (bipartisan) I senatori Amato (Pdl) e Franco (Pd): ripartiamo dal riconoscimento della proprietà del Comune per riparlare della legge speciale Palazzo Vecchio di notte Dopo una partenza in sordina, l'apertura notturna ai turisti sta avendo un buon successo: circa duecento visitatori a sera, 400 sabato scorso Volete la proprietà del David? Prima discutiamo di chi finora ne ha pagato gestione e manutenzione. La risposta della soprintendente Cristina Acidini alla notizia che il governo attribuisce la proprietà dell'opera di Michelangelo al Comune di Firenze. non si fa attendere. Ed è anche una risposta indiretta all'amministrazione comunale, che aveva fatto intendere che, con il David in mano, ha più strumenti per chiedere al governo e alla soprintendenza «collaborazione» sulla gestione dei beni culturali della città e dello Stato. Per il momento Acidini mette la notizia nella «cartellina David». «La proprietà è una questione che viene periodicamente dibattuta e, se sono emersi elementi finora non considerati, sarà necessario inquadrarli all'interno della documentazione già nota», scrive la soprintendente per il Patrimonio storico e artistico e per il Polo museale fiorentino, dopo essersi consultata con il ministro Sandro Bondi. Sia l'interrogazione del deputato del Pdl Gabriele Toccafondi che la risposta del sottosegretario Michelino Davico, «saranno oggetto di approfondita valutazione, anche da parte del superiore Ministero per i Beni e le Attività Culturali», annuncia Acidini. Insomma, i due testi sono già sul tavolo del ministro a Roma. Ma per il momento, secondo la soprintendente, non cambia nulla. «Resta in ogni caso assicurato l'esercizio della tutela su questo capolavoro dell'umanità». Tradotto: il David viene gestito dall'Accademia, quindi dallo Stato; e comunque c'è bisogno, su questo tema, di «armonizzare numerosi aspetti, oltre alla proprietà». Quali? «La sicurezza, lo studio, la presentazione al pubblico, la valorizzazione, la manutenzione ordinaria e straordinaria e il restauro». Finora il David è stato curato e seguito da noi, dice insomma Acidini, chi volessa accampare diritti sul pregresso deve tenere conto di tutti gli aspetti: e in un eventuale contenzioso, ventilato anche dall'amministrazione Domenici, Acidini, dovrebbero essere considerati anche questi aspetti. Segnali per il sindaco Matteo Renzi che aveva invece accolto la notizia del riconoscimento della proprietà del David a Palazzo Vecchio con ottimismo e fiducia: ottimismo perché si conferma che una delle attrazioni principali della città è del Comune, l'amministrazione entra a pieno titolo nella partita della gestione dei beni artistici ora curati dalle soprintendenze; fiducia perché può essere un modo per riparlare di tutto il rapporto tra Stato e Comune sulla gestione (e gli introiti) dei luoghi d'arte della città. Un nuovo punto di partenza verso la legge speciale, con Renzi che ora ha una carta in più da giocare. Ieri il sindaco, che ha accennato all'argomento anche nella registrazione di una puntata di Porta a Porta, si è limitato a uno sfogo su Facebook: «Si sono finalmente accorti che il David è nostro! Meglio tardi che mai». E ieri sera, alla cena in San Lorenzo per don Angelo Livi, aggiunge: «Decidano loro come fare a rendercelo». Sia centrodestra che centrosinistra accolgono la notizia della proprietà comunale del David come uno strumento per riprendere una discussione apparsa sempre più distante negli ultimi mesi. «È una sorpresa ammette il senatore del Pdl Paolo Amato Ma può essere una sorpresa positiva se la trasformiamo in una grande occasione per attirare l'attenzione del legislatore e del governo sulla particolarità di Firenze. Questa notizia conferma che questa città merita una legge speciale». Tutto bene? No, perché qui riaffiorano i distinguo tra il centrodestra e il sindaco Renzi su cosa deve contenere e come deve essere fatta questa normativa speciale: «La nostra idea c'è già, vogliamo regolamentare i rapporti tra la città e il governo nazionale, la legge non può essere un bancomat o introdurre poteri speciali o interventi di emergenza: se le cose stanno in modo diverso da come le ha presentate Renzi, che le voleva collegare a procedure particolari per l'Anno Vespucciano o per aumentare i fondi al Maggio musicale, siamo disponibili a ragionare. In una situazione di crisi è importante l'innovazione normativa». Insomma, per Amato occorre ripartire «dalle nostre due proposte, dai testi che abbiamo preparato io e il collega Alessio Bonciani, in Senato e alla Camera. Il sindaco era partito bene, ma non pensi di gestire "alla Bertolaso" l'Anno Vespucciano. Faccia invece pressioni per l'innovazione normativa, altrimenti viene vista come un pretesto per ottere soldi. Anche perché non è un argomento facile, mica riceveremo gli applausi dei nostri colleghi delle altre regioni se chiediamo solo fondi». Schieramento opposto, stesso giudizio sull'«opportunità» della vicenda. Ma altre critiche. «Una notizia positiva, anche simbolicamente: il David è di Firenze», dice la senatrice Vittoria Franco (Pd). «Se è anche uno strumento per ridiscutere della legge speciale, ben venga: adesso la città è trascurata, è stata colpita tantissimo dai tagli», insiste la parlamentare fiorentina. Che però, nello spirito bipartisan necessario per arrivare ad una legge speciale, ci crede poco: «Nella discussione sui tagli alle fondazioni, che colpivano soprattutto quelle con i conti non in ordine come il Maggio, abbiamo proposto un emendamento per aiutare quelle, come la nostra fondazione fiorentina, con un importante patrimonio complessivo: la destra non lo ha accolto. E i senatori del Pdl toscano non hanno mosso un dito. Creda debbano tornare a farsi sentire». Infine una buona notizia per il Comune sul fronte dei beni culturali: dopo una partenza in sordina, l'apertura notturna di Palazzo Vecchio ai turisti comincia a ingranare. La media è ora di oltre 200 visitatori a sera, con un picco di 400 sabato 5 giugno. «È il segnale commenta Renzi che la città non "tira giù il bandone" ma anzi riesce a vivere e a godersi la notte».