La statua vale più di un decimo degli introiti di tutto il Polo museale fiorentino. Ma non è assicurata La direttrice Falletti: «Gli introiti sono considerevoli, ma anche le spese. Chi vuol fare il padrone ne tenga conto» L'ex soprintendente Paolucci: «L'opera non si muove da lì. Il Comune non ha competenze per occuparsene» Dieci milioni di euro l'anno. I quattrocento ducati investiti nel 1504 da Pier Soderini, fruttano a Renzi una rendita inaspettata (quanto gradita). Il Gonfaloniere di Giustizia dell'epoca pagò personalmente per l'opera di Michelangelo. I tempi cambiano: il David oggi vale oro e il suo profitto, che si misura con gli incassi della Galleria dell'Accademia, è lievitato costantemente nei secoli. La partita è aperta: le ragioni della soprintendenza contro le rivendicazioni del Comune. Come tutte le eredità pesanti, anche questa è al centro di una contesa. Ma il parere del ministero dell'Interno, che attribuisce la proprietà della statua all'amministrazione comunale, segna un capitolo fondamentale nella disputa che anima gli ambienti della cultura da diversi anni. Un incasso annuale da dieci milioni di euro, nonostante i costi manutenzione, tutela e gestione, non se lo lascerebbe scappare nessuno. Il calcolo è presto fatto. Il David è l'attrazione fondamentale della Galleria dell'Accademia i visitatori vengono quasi esclusivamente per visitare il capolavoro di Michelangelo ammette la direttrice del museo Franca Falletti. Dunque basta moltiplicare il prezzo del biglietto (6 euro e 50 centesimi), per il numero dei visitatori paganti, quasi un milione di persone nel 2009. Fanno 6 milioni di euro. Se a questo si aggiungono i 4 euro di prenotazione che effettua il 60 dei visitatori e la maggiorazione sul biglietto d'ingresso dovuta alla presenza di eventi espositivi, la cifra annuale incassata dalla Galleria sfonda abbondantemente la soglia dei dieci milioni di euro. Si tratta di una somma esorbitante, tra le più alte in Europa per la visita a un singolo monumento. La cifra corrisponde al 12 del denaro che i turisti riversano nelle casse dei musei fiorentini ogni anno. Tutto questo, senza calcolare il cosiddetto «indotto», la scia di incassi che si porta a rimorchio il monumento simbolo di un'intera epoca, dai gadget agli altri siti artistici. «Si parla di valori inestimabili, i calcoli servono a poco», commenta Gianfranco Lorenzo, direttore dell'area ricerche del Centro studi turistici. «Assieme agli Uffizi, il David è ilmotivo scatenante della scelta del turista che vuole raggiungere la città. È il punto di forza, il monumento di maggior appeal: in termini di suggestione non ha pari. Per riscontrare la sua importanza chiarisce Lorenzo è sufficiente dare un'occhiata ai pacchetti proposti dai tour operator: la scultura è meta di tutti, da quelli più esclusivi a quelli del turismo di massa». L'ultima indagine del centro studi, effettuata a cavallo tra il 2008 e il 2009, rivela che la spesa turistica annuale a Firenze si attesta attorno ai due miliardi di euro. La gran parte di questa somma viene spesa in alloggi e cibo, mentre ben 91 milioni escono dai portafogli dei visitatori per i biglietti dei musei. E se Renzi comincia a riempire il bicchiere per brindare al nuovo acquisto inaspettato, c'è chi fa sentire la propria voce e il proprio dissenso su un eventuale «passaggio di proprietà» del David. «Questa è una questione legale complessa, sulla quale faranno valere le loro ragioni gli avvocati spiega la direttrice della Galleria dell'Accademia Franca Falletti quindi non mi permetto di esprimere opinioni sulla proprietà. Per quanto ci riguarda noi abbiamo un parere dell'avvocatura dello Stato che arriva a conclusioni opposte rispetto a quelle espresse nei giorni scorsi dal governo». La direttrice mette in campo anche un'altra variabile:«C'è di mezzo un secolo e mezzo in cui è lo stato a prendersi cura dell'opera. Garantire la conservazione, la manutenzione e la fruizione è un onere enorme. Forse questo aspetto è stato preso con leggerezza da chi rivendica la proprietà del David. L'Opera rilancia la direttrice comporta introiti considerevoli, ma anche spese enormi. Capisco che il David possa far gola, ma bisognerebbe che chi vuol fare il proprietario valuti bene che cosa comporta: è una preghiera che gli rivolgo personalmente». Ancor più esplicito il commento di Antonio Paolucci, ex soprintendente del Polo museale fiorentino ed oggi direttore dei Musei vaticani: «Questa è una totale stupidaggine, una questione irrilevante. Preferirei che la politica si interrogasse su questioni molto più importanti. Come la mettiamo sbotta Paolucci con i miliardi che lo Stato ha investito nel corso degli anni? Il David non può muoversi di lì e soprattutto è giusto che ad occuparsene siano coloro che hanno gli strumenti e le competenze per farlo. Il Comune non ha nulla a che fare con questo, lasci pure l'incombenza alla soprintendenza». Se esiste una misura della consistenza della posta in gioco, questa è certamente data dalla mancanza della copertura assicurativa. Il David è inestimabile dunque non è coperto da alcuna assicurazione. Nessuno si sognerebbe mai di stipulare una polizza per un valore incalcolabile, nemmeno le compagnie specializzate, che semmai intervengono con assicurazioni mirate al momento del trasporto. «Naturalmente non paghiamo polizze spiega la soprintendente Franca Falchetti il patrimonio artistico è a carico dello stato anche negli spiacevoli casi in cui si dovesse verificare un episodio sgradito».
FIRENZE - Da 400 ducati a 10 milioni di euro. L'anno
La statua del David di Michelangelo è valutata a oltre 10 milioni di euro, ma il suo valore è ancora oggetto di contesa tra il Comune di Firenze e la soprintendenza del Polo museale fiorentino. La direttrice della Galleria dell'Accademia, Franca Falletti, afferma che il David è l'attrazione principale del museo e che i suoi introiti sono considerevoli, ma anche le spese per la manutenzione e la gestione sono elevate. Il Comune di Firenze rivendica la proprietà del David, ma la soprintendenza sostiene che è un patrimonio artistico nazionale e che il Comune non ha le competenze per occuparsene.
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