È il giorno di Riccardo Muti a Pompei. Il maestro dirigerà stasera alle 21.30 l'Orchestra giovanile «Luigi Cherubini» nel Gran Teatro degli Scavi. L'occasione per il grande appuntamento è data dal taglio del nastro di NaplEst, l'iniziativa imprenditoriale nella zona orientale di Napoli sulla quale nel pomeriggio sono in programma due dibattiti con la partecipazione, fra gli altri, del ministro Maroni e del viceministro Urso Caro direttore, a Pompei niente scempio, né colate di cemento, e tantomeno scandalo, al Teatro Grande, come denuncia una interrogazione parlamentare presentata dall'onorevole Luisa Bossa, ripresa dal Corriere del Mezzogiorno e riportata, con rilievo, dalla stampa nazionale e internazionale. Sarebbe stato opportuno e utile per tutti e per l'immagine di Pompei stessa nel mondo, seguire un metodo diverso nella valutazione della denuncia, tenendo conto che il progetto originale, approvato nel 2003, dall'ex soprintendente Pietro Guzzo, e successivamente affidato per l'esecuzione, dopo regolare gara, a una impresa qualificata e accreditata presso la stessa Soprintendenza, e certo passato al vaglio dell'allora soprintendente regionale, oggi direttore generale per l'Archeologia, Stefano De Caro, del suo successore in ambito regionale,Gregorio Angelini, della soprintendente Rosaria Salvatore, del responsabile attuale della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, Giuseppe Proietti, fino a qualche mese fa, direttore generale del Mibac. Il Teatro Grande di Pompei Con tutto il rispetto dovuto agli onorevoli firmatari dell'interrogazione, basata su un articolo di Antonio Irlando, editorialista del Gazzettino Vesuviano e presidente dell'Osservatorio del «Patrimonio Vesuviano», devo considerare che il parere di un tal numero di specialisti altamente qualificati non sia del tutto inattendibile, dal punto di vista scientifico. Per quanto attiene al progetto originario, esso prevedeva la copertura delle gradinate in marmo bianco, come era in antico, ma anche bagni, camerini e infrastrutture varie che non sono state realizzate. Negli anni è prevalsa l'opzione, sostenuta dagli archeologi, di copertura dei gradini della cavea in tufo, stessa pietra che costituiva la base su cui posavano i marmi, allo scopo di evidenziare, grazie alla differenza dei materiali, la diversità tra la parte originale, in marmo, e quella ricostruita. I gradini di tufo poggiano su un tappeto di terreno naturale stabilizzato, non di cemento, in una zona di sterro che necessitava di rinterro alluvionale. Un processo che equivale a quello seguito per il restauro di affreschi. Le lacune dell'intonaco vengono colmate e colorate con linee solo tratteggiate, che indicano e distinguono gli spazi sottoposti a restauro. Si tratta di due scuole, due metodi, degni di rispetto, che non avrebbero dovuto suscitare scandalo nazionale e internazionale. Non credo che «Stop Killing Pompei» su Facebook offra al mondo una idea di quanto è stato fatto, correttamente, sotto l'attento controllo di Maria Pirozzi, architetto della Soprintendenza. La speculazione politica su Pompei andrebbe risparmiata, soprattutto in un momento di grande rilancio del sito archeologico, anche attraverso eventi di importanza internazionale, come il concerto diretto dal maestro Muti.