Una villa abusiva nel cuore di Castel Porziano, che per chi non lo sapesse è oasi protetta, e più di quattro milioni "crestati" dalle casse della tenuta presidenziale in sei anni. L'inchiesta della procura di Roma, si è conclusa pochi giorni fa con la richiesta di rinvio a giudizio di Gaetano Gifuni, il potente Segretario generale che negli ultimi venti anni ha goduto della piena fiducia di tre capi di Stato. A metterlo nei guai è stato il nipote Luigi Tripodi, per tre lustri segretario del Servizio tenute e giardini. Prima del suo arrivo di Castel Porziano, San Rossore e villa Rosebery si occupava il Servizio patrimoni. Tripodi è stato arrestato nel dicembre scorso dal pm Sergio Colajocco, con l'accusa di abusivismo edilizio, peculato, falso, truffa e altro ancora, poi gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. Il più illustre zio risponde soltanto del reato di falso, ma tanto basta ad offuscare la sua fama di eterno vicerè. Nel 2006, in vista dell'arrivo del presidente Napolitano, Gifuni ha chiesto di abbandonare la guida della grande macchina del Quirinale, ma il presidente Ciampi lo ha nominato Segretario generale emerito. Un incarico a vita che gli consente di continuare a godere di poteri e privilegi, come fosse anche lui un ex capo di Stato. Una volta tanto al Porto delle nebbie va il merito di aver aperto uno squarcio sul sistema di gestione del Quirinale e sui suoi conti, su cui c'è sempre stata molta riservatezza. Qualcuno pensava che la notizia sarebbe esplosa come una bomba, invece non ha fatto neppure il rumore di un petardo. Eppure la storia del canile trasformato in villa, gli ammanchi e le ruberie compiute nell'ufficio che si occupa delle residenze del Presidente meritano un po' più di attenzione. Proviamo a raccontarla. A partire da qualche dato acquisito dalla procura di Roma, non senza difficoltà perché alla richiesta di informazioni il Quirinale ha risposto con documenti fitti di omissis su tutto ciò che riguarda spese e regolamenti di controllo. Anche se va detto che è stata proprio la Presidenza della Repubblica alla fine del 2009 a presentare "con grande rammarico" un esposto alla Procura sugli esiti dell'inchiesta interna. Nelle casse del Servizio tenute e giardini confluiscono ogni anno 2 milioni e 700 mila euro, poca cosa rispetto ai 228 milioni del bilancio annuo del Quirinale che, con i suoi 976 amministrativi e i 903 militari distaccati ai servizi di sicurezza, si trova a sostenere spese di rappresentanza tra le più alte d'Europa. Somme, comunque rilevanti che, a Castel Porziano passavano nelle mani di un gruppo ristretto di persone, che facevano capo a Tripodi, che aveva mano libera grazie al prestigio dello zio. Racconta il cassiere Gianni Gaetano, il "pentito" dell'inchiesta, che la presenza di Gifuni li faceva sentire protetti: "Tripodi diceva: 'Come se ne va mio zio io me la squaglio' ...invece lo zio è rimasto e lui ha viaggiato tranquillo". Nell'estate 2009 c'erano state le prime proteste per mancati pagamenti da parte di ditte appaltatrici. Gaetano aveva dato l'allarme. "Non ci sono più entrate, bisogna stare attenti a spendere". Gli accertamenti partono da una somma modesta, 500mila euro che la vendita di fascine e selvaggina pregiata non era riuscita ad ammortizzare. Poi si è scoperto che gli ammanchi di cassa erano ben più corposi e l'indagine si è estesa al direttore della tenuta di Castelporziano Alessandro De Michelis e ai cassieri Gaetano e Paolo Di Pietro. I primi due sono ormai in pensione, l'ultimo è stato trasferito ad altro ufficio. A conti fatti tra il 2002 e il 2008 sono scomparsi dalle casse 4 milioni e 300mila euro, in media 50-60 mila euro al mese, ma la procura sospetta che il denaro sparito sia molto di più. Al cassiere Gaetano Di Pietro il pm ha sequestrato tre milioni e 200mi-la euro, somma che gli introiti non giustificano. Anche se i funzionari del Quirinale sono tra i pubblici dipendenti quelli che guadagnano di più. Il direttore della tenuta di Castel Porziano gode di uno stipendio di 15mila euro al mese, mentre Tripodi - che ha beneficiato di una liquidazione di 800mila euro - ora percepisce 13mila euro al mese di pensione. Che tuttavia non bastano a spiegare come l'ex segretario, appena andato in pensione, abbia comprato a Roma un'altra casa per più di un milione di euro. Poi è venuto fuori l'"alloggio di servizio". Il vecchio canile, usato dal nucleo cinofilo dei carabinieri, tra il 2006 e il 2007 si era d'incanto trasformato in una villa a due piani di 180 metri quadri, con tettoia coperta per le auto e duemila metri quadri di giardino. Tripodi ci si era installato con la famiglia e non intendeva lasciarla neppure dopo essere andato in pensione. Sosteneva di averla costruita a sue spese, tutto in regola pur trattandosi di zona vincolata. In effetti il via libera c'era stato, ma a firmare era stato soltanto Gifuni. Per favorire il nipote, sostiene la Procura, il Segretario generale aveva falsamente sottoscritto che la commissione alloggi nella seduta del 20 luglio 2005 aveva approvato la trasformazione del canile in villa. Dai verbali risulta invece soltanto una dichiarazione del vicesegretario generale De Curtis sull'opportunità di assegnare un alloggio al direttore del Servizio. Ipotesi su cui la commissione non si era mai pronunciata. Ma i soldi, si sa, non bastano mai. Gaetano ha confessato di aver prelevato ogni anno dai 30 ai 45 mila euro "per aiutare il figlio disoccupato e per pagare i lavori realizzati nel suo centro ippico". Tripodi, a suo dire, avrebbe invece investito parte del denaro nella villa. E qui si aprono altri scenari, perché dall'indagine emerge che gli stessi operai di Castel Porziano, nel tempo libero, avrebbero ristrutturato anche due case a Roma. Quella sua e quella dello zio. Tutto per 240mila euro, villa compresa, un prezzo davvero stracciato. Forse l'impresa si è rifatta con gli appalti che Tripodi le faceva ottenere. Tutto è cominciato nel 2002. Racconta Gaetano: "All'inizio ci muovevamo in modo più leggero...poi man mano...alla fine del mese c'era la contabilità da mandare a Roma e non è che ci volesse chissà che per capire che qualcosa non andava. Non se ne parlava... era una cosa come posso dire... tacita". La costruzione della villa era cominciata quando Gifuni era ancora in carica, ma è finita che c'era già il nuovo Segretario generale Donato Marra nominato da Napolitano. "Marra non sapeva quando è arrivato...la villa non era finita. ...e quindi è arrivato su qualcuno, si è fatto delle domande...insomma non so cosa gli è stato detto. Qualche volta Tripodi mandava la figlia a prelevare denaro dalla cassa...mi puoi anticipare i soldi? Lasciava un biancosegno (un foglietto su cui veniva segnata la cifra ndr). Diciamo che il discorso era sotto gli occhi di tutti...non era tutto sto' segreto". Eppure neppure i revisori dei conti se n'erano accorti. Il funzionario addetto al controllo fu poi promosso ad alto incarico. Quanto alla villa nessuno ha il coraggio di buttarla giù. Il Quirinale chiede che sia destinata ad attività istituzionali.
Il Fatto Quotidiano
10 Giugno 2010
QUEL CANILE DIVENTATO UNA VILLA. INCHIESTA SUL QUIRINALE - Castel Porziano, chiesto il processo per Gifuni
RI
Rita Di Giovacchino
Il Fatto Quotidiano
Artista / Persona
Bene culturale
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