Quanto vale San Vittore? Quanto vale Regina Coeli? Sono domande che hanno fatto sognare decine di assessori comunali con bilanci in rosso. Finalmente è arrivata una società, Dike Aedifica spa con il compito di dare le risposte del caso e di agire in conseguenza. Dike sarebbe la Giustizia, in greco, Aedifica è piuttosto un latino da costruttori. Questo miscuglio classico appartiene a tutti noi cittadini, attraverso il Tesoro, e la sua emanazione, Patrimonio Spa. Un appartamento in via S. Vittore a Milano o in via della Lungara a Roma vale, a dir poco, sette o otto mila euro al metro quadro. Da decine di anni, in varie riprese, costruttori o lungimiranti amministratori locali hanno tentato di sbloccarli, mettendo a valore aree tra le più pregiate della città. Una volta tanto, nessun problema da parte degli inquilini: senza proteste, sarebbero contenti di essere sbattuti fuori. La discussione si è invece sempre andata a infrangere contro il quesito, mai risolto, di come utilizzare le aree liberate: quanti alberi, quanti prati, quanti attici, quanti negozi? Naturalmente i proprietari degli immobili in questione, il signor Demanio, la signora Economia, la signora Giustizia, avuto sentore dei progetti, hanno limitato al massimo la manutenzione; tanto più che i locali erano abitati da persone che, pur scontente, per svariati motivi non erano in condizione di disdire il contratto di affitto. Così è cresciuto il risentimento dei costruttori mancati degli immobili nuovi e dei proprietari degli immobili vetusti, nei confronti degli inquilini ristretti. E come spesso avviene in questi casi, sono stati gli inquilini a sopportare il malumore dei padroni di casa. e dei loro amici Se San Vittore e Regina Coeli sono i casi eclatanti, vi sono carceri antiche nel centro delle città o nelle isole sperdute che la speculazione vorrebbe per sé; ma finora non si è trovato il mezzo per superare l'antagonismo di cittadini comuni, ambientalisti, storici dell'arte, e perfino di agenti di custodia. Il parere di cinquantamila cittadini, stanziali o di passaggio nelle carceri, non è stato richiesto. Eppure qualche utile suggerimento sarebbe potuto venire anche da lì. Dopo qualche timido tentativo dei governi dei centro sinistra, è stato con il senatore Roberto Castelli, responsabile della Giustizia per la casa delle libertà che la faccenda ha avuto qualche sviluppo. L'ambito è stato quello della finanza creativa; anzi per dirla con un articolo di Dario Stefano Dell'Aquila, (il manifesto, 1172004) si è trattato di un'esplosione di «Finanza creativa carceraria». La Patrimonio Spa era l'emanazione del Tesoro, con il compito di mettere a frutto i beni dello stato, a partire dai più appetibili, e di togliere di mezzo l'antiquato concetto di inalienabilità. In effetti era un notevole espediente per garantire con pegni reali i prestiti delle banche allo stato o per ridurre il debito pubblico con alienazione di beni dotati ormai del cartellino del prezzo. Le critiche del centro sinistra in proposito non sono sempre state sincere. Dalla Patrimonio è nata Dike. La società Dike Aedifica è del luglio 2003; per un anno ha agito un po' nell'ombra, forse perché lo storico dell'arte Salvatore Settis, ben ascoltato anche dal ministro dei beni culturali, ha posto subito (la Repubblica 1172003) tre «regole elementari» preposte alle dismissioni. Una «distinzione invalicabile» tra patrimoni storico-artistico, paesaggistico e archeologico «per sua natura inalienabile» e il resto; la «trasparenza assoluta» dei meccanismi di alienazione; «l'equità dei prezzi» rispetto al mercato. Nel corso dell'anno la Dike ha trovato mezzo miliardo di euro, per cominciare, ha messo in vendita il carcere di Ferrara, senza trovare acquirenti e ha preparato un programma di costruzioni carcerarie da finanziare con la vendita di altri stabilimenti di pena. Ai privati acquirenti sarebbe demandato anche il progetto, il che è particolarmente ingiusto. In effetti, tanto le vendite della finanza carceraria che i progetti costruttivi affidati agli amici, contrastano vuoi con la Costituzione, vuoi con le direttive europee. E' radicata convinzione che sia un buono spunto di partenza per una rinnovata tangentopoli.
DIKE AEDIFICA L'affare delle prigioni
La società Dike Aedifica spa è stata incaricata di valutare il valore dei beni del Tesoro, come il patrimonio immobiliare, e di vendere o alienare questi beni per finanziare progetti di costruzione di nuove carceri. La società è stata creata dalla Patrimonio Spa, un'emanazione del Tesoro, con il compito di mettere a frutto i beni dello stato. La Dike ha trovato mezzo miliardo di euro, ma non ha trovato acquirenti per il carcere di Ferrara. Ha preparato un programma di costruzioni carcerarie da finanziare con la vendita di altri stabilimenti di pena.
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