Lo sguardo di Galileo Rinnovando gli spazi abbiamo reinventato i percorsi, valorizzato gli oggetti, mostrandoli da diverse prospettive, cercando di stimolare la curiosità di chi guarda Il museo di Storia della Scienza di Firenze riapre dopo un lungo restauro e prende il nome del grande genio. Nuovo anche lallestimento che esalta un modo più moderno per vedere (e raccontare) gli strumenti e il sapere scientifico è una trasformazione radicale quella che comincia dal nome: non più museo di Storia della scienza, ma dall11 giugno, museo Galileo. Una dedica che riconosce la centralità dello scienziato pisano nel cammino della conoscenza e nel quattrocentesimo anniversario del Sidereus Nuncius. Del resto qui, a palazzo Castellani, a Firenze, sono custoditi i gioielli di quel sapere che ha segnato la sfida galileiana, gli unici arrivati fino a noi: due cannocchiali e la lente che ha rivelato al mondo i satelliti di Giove. Sono stati necessari due anni di lavori per riconsegnare diciotto sale, nuovi allestimenti e un museo di respiro internazionale, completamente ripensato nella geografia interna, moderno e capace di offrire anche videoguide multimediali profilate a seconda degli interessi, delletà (bambino o adulto) e del tempo a disposizione del visitatore. Questa sorta di tutor interattivo (si affitta allingresso a 5 euro), è un apparecchio portatile utilizzato per la prima volta nei musei europei, capace di leggere il luogo in cui si trova il visitatore e in grado di resettarsi sulla vetrina e sugli oggetti in esposizione per offrire un menù di informazioni, filmati e animazioni calibrate sugli interessi di chi guarda. La collezione degli strumenti scientifici, spina dorsale del museo Galileo, rilegge un pezzo di storia di quella Toscana che, ai tempi dei Medici e dei Lorena, era stata non solo capitale dellarte ma anche centro di eccellenza nelle scienze. Ogni macchina è un lampo nel buio, la conquista di un frammento del sapere: il cannocchiale, il telescopio, il barometro, ligrometro, lastrolabio, il primo termometro da polso, i primi orologi. In ogni stanza di palazzo Castellani - grandi affacci sullArno - si capisce la fatica di chi nei secoli ha camminato a tentoni, ma anche lentusiasmo e lo stupore di quelli che con la matematica, la chimica e la fisica, la medicina hanno cercato di leggere meglio il posto dove siamo e le leggi complesse che lo regolano. è stata necessaria la parziale chiusura del museo anche se le attività espositive e quelle di ricerca dellistituto sono andate avanti, e un investimento di otto milioni di euro, per rigenerare questa straordinaria collezione, unica al mondo, composta da mille fra strumenti e apparati scientifici. Si può vedere ripulita e coi colori vivi delle sue pitture la celebre sfera armillare di Antonio Santucci (XVI secolo) che illustra il cosmo tolemaico. O i restaurati e finalmente leggibili in tutte le loro sfumature globi celesti e terrestri di Vincenzo Coronelli. In occasione della nuova apertura - che cade fra laltro a 80 anni dalla fondazione - vengono esposti anche i resti di Galileo (due dita e un dente), scomparsi da oltre un secolo e ritrovati da due collezionisti fiorentini. Si trovano nella sala (VII) al primo piano, assieme al terzo dito dello scienziato già conservato nel museo. I reperti erano stati prelevati nel 1737 quando la salma di Galileo fu riesumata per essere trasferita nel sepolcro monumentale della chiesa di Santa Croce. «Abbiamo reinventato i percorsi per stimolare al massimo la curiosità di chi guarda - spiega larchitetto Marco Magni -, cercato di valorizzare gli oggetti e mostrarli da diverse prospettive». Si può, per esempio, girare intorno al banco di chimica del granduca Pietro Leopoldo o osservare gli astrolabi che ruotano di 360 gradi. Diverse sale inoltre sono attrezzate con schermi piatti su cui passano video e dimostrazioni che aiutano a capire il tempo di quegli strumenti che hanno segnato le tappe di un cammino arrivato fino a noi e mai finito. il commento Quando la tecnologia va a braccetto con la storia Uno dei pilastri del nuovo museo è la multimedialità. Una videoguida organizza tre diversi possibili viaggi tra oltre mille oggetti ENRICO BELLONE Grandi cose per verità in questo breve trattato propongo allosservazione e alla contemplazione di quanti studiano la natura". Così si apriva, nel 1610, il galileiano Sidereus Nuncius. E, dopo quattro secoli, a Firenze nasce il nuovo museo Galileo, che proprio a quelle "grandi cose" è dedicato. Grandi cose che ieri si realizzarono grazie alla tecnica dei telescopi e che, oggi, altre tecniche ci permettono di rivisitare. Uno dei pilastri del museo Galileo è infatti la multimedialità. Quando entrate nel museo ricevete un piccolo dispositivo che, mentre camminate, vi colma di informazioni su tutto ciò che vi circonda: testi, immagini, commenti audio, filmati, applicazioni didattiche. Ciò che vi circonda? Esatto: più di mille oggetti fanno parte della collezione museale e una buona guida è realmente basilare per dare una struttura al viaggio. La tecnica multimediale consente di organizzare il cammino lungo tre possibili percorsi. Il primo è, per così dire, completo: potete vedere tutto, insomma. Il secondo è più breve e lattenzione si concentra su unottantina di strumenti particolarmente importanti. Il terzo, infine, è stato progettato per i giovanissimi e tiene conto delle loro esigenze culturali. Grandi cose, da un lato, e tecniche dallaltro: una tipica correlazione galileiana. Dopo labiura, Galilei riuscì nel 1638 a pubblicare, a Leida, il suo capolavoro, Discorsi e dimostrazioni matematiche , dove sin dalle prime righe si diceva che le tecniche dellarsenale di Venezia aprivano "largo campo di filosofare a glintelletti speculativi". Un Galilei rinascimentale dunque, che scorgeva nella tecnica le radici di una nuova cultura unitaria. Un Galilei che si troverebbe a suo agio, se potesse con noi visitare il museo fiorentino lasciandosi guidare dalla multimedialità sui terreni della nuova filosofia nata nel Seicento. lintervista Il direttore Paolo Galluzzi racconta le novità: touchscreen, video 3D e animatori culturali nelle sale Percorsi interattivi su misura in base a età e interessi AGNESE ANANASSO «Nella ristrutturazione è stata posta grande attenzione alla cura del guscio architettonico, considerando che si stava andando a operare su un palazzo storico di Firenze, palazzo Castellani, nel cuore di Firenze, un edificio monumentale di cui andava preservato il valore artistico» spiega Paolo Galluzzi, direttore del museo Galileo di Firenze. «A sottolineare proprio laspetto monumentale è stata compiuta unopera di rinforzo dei telai, così da evidenziare la maestosità dellingresso. Ma la vera punta di diamante delloperazione è lallestimento: diciotto sale con vetrine "solo vetro", in cui i reperti sono conservati in unatmosfera controllata, con aria microfiltrata, in modo che nella teca non entri nemmeno un granello di polvere. Lilluminazione interna è fredda e le cerniere sono elettromagnetiche proprio per non consentire lingresso di aria, umidità e pulviscolo. Non solo: le vetrine, che possono arrivare a pesare anche seicento chilogrammi (nel caso di quella più grande, lunga sei metri), nascondono cinquecento sensori che captano la presenza delle videoguide da sei pollici in mano al visitatore». La grande novità del nuovo allestimento è infatti linterattività che permette al pubblico, anche non specialistico, di comprendere, grazie alle videoguide dotate di touchscreen, il funzionamento degli strumenti usati da Galileo e dagli altri scienziati. Il tutto corredato da informazioni ipertestuali e animazioni tridimensionali. Cè anche la possibilità di personalizzare il percorso in base alla propria età (ragazzi e adulti), ai propri interessi e al tempo a disposizione. «Sulla base delle informazioni e dei dati inseriti, sempre nel rispetto della privacy, creiamo un database che ci sarà utile poi per le nostre attività future» continua Galluzzi. «Fermo restando che chi non vuole usufruire delle videoguide portatili ha sempre a disposizione per ogni sala degli schermi con immagini e animazioni in 3D che danno informazioni approfondite sui principali pezzi esposti. Inoltre il personale a disposizione non sarà composto da semplici custodi ma da facilitatori, animatori bilingue che aiuteranno il visitatore nel suo percorso». Allinterno del museo è stato inoltre allestito il primo bookshop specializzato e sono stati preparati tre nuovi cataloghi, sia in italiano che in inglese. Già attivato dal 4 giugno il nuovo sito www.museogalileo.it con un milione di pagine elettroniche da "sfogliare", compresa una vera e propria biblioteca scientifica - di 170mila volumi - on line e fruibile da tutti. IL MUSEO Dalla lente agli orologi La vita di Galileo - e le sue invenzioni - è legata a filo doppio a quella di signori e mecenati che dominarono la sua epoca. Così nelle diciotto sezioni del museo, oltre ai suoi due unici cannocchiali pervenutici, alla lente obiettiva con cui lastronomo scoprì i satelliti di Giove e il compasso geometrico e militare, sono raccolti circa mille tra strumenti e apparati che hanno segnato il cammino scientifico del sapere umano e che appartengono alla collezione dei Medici e dei Lorena. Si parte dagli strumenti astronomici dei primi granduchi medicei con Cosimo I per proseguire con le strumentazioni matematiche del Granducato sotto Ferdinando I. Dopo la fine dei Medici (1737), i Lorena con Pietro Leopoldo hanno arricchito la collezione e allestito a palazzo Torrigiani (oggi museo della Specola) la sede dellImperiale e regio museo di fisica e storia naturale, dove vennero raccolti gli strumenti della ricerca scientifica. Il museo, dal 1930 a palazzo Castellani, dispone anche di una ricca biblioteca scientifica di 170mila volumi.