Lidea del sindaco Gianni Alemanno: nelle periferie bisogna rompere il veto della crescita in altezza Addio al "vincolo San Pietro" e pronti a costruire grattacieli. Con polemiche e un referendum Grattacieli in periferia, che superino in altezza persino la cupola di San Pietro e siano perciò in grado di riqualificare e ridisegnare porzioni di città lontane dal centro storico, troppo spesso trascurate. Parla della Roma del futuro il sindaco Gianni Alemanno, a Milano in occasione dellapertura dellEire, lExpo Italia Real Estate: «La città storica - sottolinea - deve mantenere lantico vincolo di non superare il Cupolone, ma nella periferia dobbiamo poter costruire in altezza, perché è necessario trasformare le periferie, demolirle e ricostruirle». A volerne fare una questione teorica, si può dire che si mira a infrangere il tabù per realizzare il totem, abbandonare la morbida orizzontalità del paesaggio (i sette colli) per cedere alla più topica delle sfide umane, dalla torre di Babele allo skyline di Hong Kong, il migliore del mondo. È la tendenza, insomma, a toccare il cielo con un dito, ora anche nella città del papa. E date le polemiche intorno agli interventi di architettura dellultimo decennio, dallAra Pacis di Richard Meier allAuditorium di Renzo Piano al più recente Maxxi di Zaha Hadid, Alemanno (ri)annuncia di voler consultare i romani con un referendum che ponga un quesito come "volete voi palazzi più alti della cupola di San Pietro?". Intanto la Città Eterna il "tabù" sta provando ad infrangerlo da un po, e qualcosa sta nascendo. «La tua casa, nel punto più alto da cui guardare il mondo» è lo slogan con cui si presenta Eurosky, progettato dallarchitetto Franco Purini «ispirata alle torri medievali che troneggiano al centro della città», in lavorazione. Mentre larchitetto spagnolo Santiago Calatrava ha di recente (in occasione di un summit di urbanistica organizzato dal Campidoglio in aprile) fatto il suo ultimo sopralluogo alla Città dello Sport che sta sorgendo a Tor Vergata: non è una torre degna di Chicago, lo skyline più griffato del pianeta, ma i suoi 90 metri li raggiunge. Cresce in altezza, e fino a 80 metri, anche la cosiddetta Lama di Fuksas, lalbergo annesso al centro congressi, noto come Nuvola anchesso in costruzione nella zona dellEur piacentiniano e mussoliniano. La crescita verticale della città trova in netto disaccordo lurbanista che forse, fra tanti, ha più ragionato e scritto su Roma e sul suo sviluppo architettonico, Italo Insolera. Che ragiona così: «In tutto il mondo i grattacieli sono nati per accogliere servizi. A Roma dovrebbero servire come abitazioni. Mi sembra una scelta infelice. Difendo al contrario un modello di palazzine più contenute, come è la Garbatella. Al tempo stesso credo che luoghi come Corviale, il palazzone di periferia costruito negli anni Settanta e ribattezzato "il chilometro", andrebbero conservati, e fatti funzionare meglio dal punto di vista sociale. Perché bisogna ragionare sempre sui contesti: alle città non servono le "archistar" che arrivano e piantano astronavi firmate in mezzo al nulla». Francesco Garofalo, curatore del padiglione italiano alla Biennale di Venezia e della Festa dellArchitettura che apre oggi a Roma con la lectio magistralis di Alvaro Siza, sottolinea: «La questione dei grattacieli mi sembra astratta. Credo che serva una buona committenza. Se ci accapigliamo su certi simboli, è finita e, daltra parte, dire a priori che le torri sono sbagliate è pura petizione ideologica». Stando ai fatti, il piano regolatore della città di Roma, varato dalla giunta Veltroni, definisce limiti e proporzioni della crescita delle cosiddette "centralità metropolitane" (leggi: periferie). Ma non si spinge fino a chiarire se ciò debba verificarsi, per esempio, in dieci palazzine da tre piani o in una da trenta. Carta bianca, dunque, a contrastare quella consuetudine a non superare in direzione del cielo la "santità del Cupolone" (e nemmeno la "maestà del Colosseo") sancita allepoca dei Patti Lateranensi. Una sfida che nessuno ha finora osato intraprendere.