«Non è concesso sapere tutto» diceva Quinto Orazio Flacco. Ma nella Venosa del grande poeta c'è chi vuole andare a fondo per scardinare un sistema urbanistico su cui aleggiano silenzi e sospetti di clientelismo e lottizzazioni abusive: vincoli ad uso e consumo di pochi eletti, corsie preferenziali per i potenti di turno, villette che sorgono in aree catalogate come «inedificabili». Pesanti accuse contenute in una denuncia alla Procura della Repubblica di Potenza e alla Corte dei Conti firmata dall'ingegnere Giuseppe Soligno che aggancia la sua polemica a un precedente dossier dell'architetto Giuseppe Zullino. Insomma, secondo l'esposto, a Venosa ci sarebbe un'urbanistica clientelare, interpretata a misura: si plaude all'abuso edilizio legalizzato se è il potente che fa domanda, si nicchia sulle lottizzazioni abusive in bella mostra lungo tutto il perimetro urbano, si annulla il pericolo di una costa in frana o di roccia cava che fa da fondamenta. Spuntano ville con piscina spacciate per case rurali, boschi e zone fluviali aggrediti e cementificati nonostante il vincolo paesaggistico. E c'è chi, addirittura, devia il torrente per allargare il piazzale di una casa rurale. A quattro piani, cioé ben al di sopra dei sette metri e cinquanta centimetri di altezza previsti per le abitazioni in campagna. Nomi e circostanze sono contenuti nel corposo dossier inviato alla Procura. E gli episodi denunciati sono tanti, come quello di un ex amministratore che ha spianato un costone, radendo al suolo numerosi alberi, per costruire un fabbricato. Il problema, al di là dell'impatto sull'ambiente, è che l'intervento viene fatto all'interno del Vallone Reale, soggetto a vincolo paesaggistico. Senza dire, poi, che il piano regolatore generale prevede in questa zona il divieto di ogni edificazione perché si tratta di un'area di interesse archeologico. Ma, come rileva Soligno, da queste parti le tutele sono «carta straccia» se a muoversi è un politico potente o un amico dei potenti, pronti ad alimentare l'abusivismo. Nel dossier si cita anche il caso di una decina di villette (anch 'esse costruite come case rurali) sorte lungo una strada che il Comune ha costruito per completare la lottizzazione abusiva fatta dai cittadini. Non solo: un paio d'anni fa in quella zona sono stati sistemati un impianto di illuminazione pubblica e una linea di fogna e acqua. Della serie, tu sei abusivo e io ti premio. E a proposito di abusivismo edilizio, l'occhio dei denuncianti si sposta sulla zona agricola dove fioccano case rurali che di «rurale » hanno poco o nulla (si tratta di attività commerciali e depositi), e sui lotti Paip dove gli artigiani sono «merce rara». Sì, perché da quelle parti si abita, si commercia, si fanno attività per il tempo libero, ma chi si occupa davvero di artigianato continua a lavorare in locali in fitto. Stretti come sardine. Entrando nel cuore della città la situazione - secondo quanto segnala il dossier - non è migliore. Nel centro storico a qualcuno è consentito sopra elevare. E quel qualcuno o è un amministratore o un amico. Soligno fa riferimento, in particolare, a un fabbricato compreso tra via Appia e via Berta, cresciuto a dismisura. «La sopraelevazione o la demolizione e la ricostruzione, in seguito di variante al piano regolatore generale - spiega Solingo - non poteva essere concessa oltre i 7,20 metri, sia perché il fabbricato esistente era costruito da un solo piano terra e sia perché la larghezza delle strade di via Berta e via Di Chirico sono di 8 metri. In questo quadro normativo - aggiunge - potevano quindi essere autorizzati il piano terra e il primo piano. Mentre il secondo, il terzo e il quarto, tutti adibiti a residenza, risultano in contrasto con le regole. In questo contesto di illegittimità, successivamente - conclude Soligno - è stata rilasciata anche u n'ulteriore variante in sanatoria per la realizzazione di un solaio, al di sotto della copertura del fabbricato, dove erano stati localizzati altri due appar tamenti».
Dossier alla Procura: a Venosa abusi edilizi dei potenti
Un'inchiesta condotta dall'ingegnere Giuseppe Soligno ha denunciato un sistema urbanistico abusivo a Venosa, in provincia di Potenza. Il dossier, inviato alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, contiene accuse di clientelismo e lottizzazioni abusive. Soligno sostiene che l'intervento urbanistico è stato fatto all'interno del Vallone Reale, soggetto a vincolo paesaggistico, e che il piano regolatore generale prevede il divieto di edificazione in questa zona. Tuttavia, secondo Soligno, le tutele sono carta straccia se a muoversi è un politico potente o un amico dei potenti.
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