Cè il primordiale bastone (dal museo archeologico di Napoli, sopravvissuto alleruzione di Pompei) con cui gli antichi romani orientavano cardi e decumani, ma anche il sistema digitale con cui lAgenzia del Territorio cerca dal satellite fabbricati abusivi. A Palazzo Litta in Corso Magenta 10 (fino al 18 luglio, martedì - sabato, 10-18, ingresso libero) la mostra Un tesoro ritrovato. Dal rilievo alla rappresentazione raccoglie decine di carte e strumenti che hanno fatto la storia della geografia e del catasto in Italia. La ricca rassegna di oggetti e immagini descrive come la modernità ha colto la sfida di collocare su mappa i beni immobili. Si parte da cabrei settecenteschi, elenchi di beni e privilegi nobili ed ecclesiastici. Arriva la rivoluzione quando in Italia scendono gli austro ungarici con le loro puntigliose ed eleganti mappe ad acquerelli. Pesante la dotazione dei cartografi che le hanno realizzate: tavolette pretoriane in marmo, lunghi odometri, teodoliti in ottone e via così. Sorpresa per Milano (dove nacque il primo catasto particellare, quello teresiano) di cui, in occasione della mostra, è possibile ammirare allArchivio di Stato in via Senato 10 (martedì-sabato, 10-14, ingresso libero) una mappa restaurata nel 2007 mai esposta prima. Sotto teca, scala uno a mille, un quadrato di tre metri e mezzo per tre e mezzo che fissa unimmagine della città pre-satellite ma assai precisa. E il 1807, firmano gli astronomi di Brera, lordine è di Napoleone Bonaparte.