Un'altra "bomba" agii Uffìzi. «Sono tre anni che lavoriamo per aumentare gli orari di apertura dei musei e ora dovremmo dire: "abbiamo scherzato, facciamo marcia indietro". La Finanziaria ha stabilito una riduzione del 25 per le spese di funzionamento di musei: di questo passo dovremmo pensare a una chiusura parziale o totale degli Uffizi». C'è andato pesante il ministro per i Beni culturali. Giuliano Urbani. E non abbassa la guardia. «Credo che il Paese"non meriti né condivida un autogol di questo genere riprende . Ho parlato della Galleria fiorentina come simbolo, ma a rischio sarebbero anche Pompe! e tutti i grandi musei nazionali...». «Voglio fare i complimenti al ministro, che mi aveva preannunciato a luglio la sua intenzione di manifestare pubblicamente la contrarietà alle politiche penalizzanti del governo Berlusconi sui beni culturali interviene il soprintendente speciale per il Polo museale fiorentino. Antonio Paolucci . Lo aveva detto a noi soprintendenti, e lo ha fatto: i miei complimenti. I beni culturali in Italia sono un argomento centrale; se e giusto ridurre la spesa, serve tagliare dove ce n'è bisogno. Tagliare poco in un settore delicato come i beni culturali, significa il collasso». Quanto allo stato di degrado in cui versa la Galleria e all'eventuale chiusura paventata da Urbani, Paolucci non ha dubbi: «Gli Uffizi potrebbero anche farcela da soli, visto che viviamo in un regime di autonomia economica e incassiamo i soldi provenienti dalla vendita dei biglietti assicura . Esistono però musei e soprintendenze in Italia che non hanno il reddito da biglietti che abbiamo noi, che sarebbero sicuramente costretti a tagliare la luce o a chiudere». «La fine degli Uffizi ipotizzata dal ministro sarebbe una cosa gravissima il commento della direttrice, Anna Maria Petrioli Tofani . Mi trovo d'accordo con lui quando rivendica più attenzione per il settore da parte del Governo: la riduzione dei fondi sarebbe una mazzata per l'intero settore della tutela e della conservazione dei beni culturali, che già non vive una condizione brillante sotto il profilo finanziario. Vorrei inoltre ricordare che le nostre strutture museali non hanno solo una valenza locale, per le città in cui si trovano, ma sono un fiore all'occhiello per l'immagine del nostro Paese nel mondo, e una risorsa fondamentale per l'economia legata al turismo. E, di questo, il Governo deve tenere conto...». «La riduzione dei fondi porterebbe come conseguenza avere meno personale di custodia, cioè personale di ruolo responsabilizzato e con professionalità adeguata, indispensabile per tenere aperto un museo», sottolinea Anna Maria Petrioli Tofani. E per quanto riguarda la paventata chiusura? «Già adesso, con gli orari di apertura, non sempre siamo in grado di far fronte alle richieste confida la storica dell'arte . Molte sale restano chiuse e spesso si formano lunghe code all'ingresso: tantissimi potenziali visitatori si scoraggiano, e se ne vanno prima di entrare». Proprio alle condizioni in cui versa la Galleria ieri, su queste pagine, e apparsa l'inchiesta «Uffizi nella polvere. Sporchi e al buio», in cui venivano evidenziati i problemi del museo: illumina-zione scadente, impianto di climatizzazione inefficace, ambienti polverosi, pareti sporche, pochi bagni e ascensori obsoleti. Queste le "magagne" maggiormente segnalate dai visitatori, che - sul fronte dei servizi - lamentano «il numero di telefono per le prenotazioni delle visite (055294883) perennemente occupato». Per non parlare dei capolavori "assenti"... «Troppe le opere concesse in prestito per varie esposizioni, senza nessuna immagine che le sostituisca». E ancora, «targhe di presentazione rudimentali, con informazioni scarsissìme». Piace poco anche la scelta della nuova uscita su piazza del Grano: «Un lungo giro realizzato solo per pilotarci davanti all'Uffizi Cen-ter, attraverso il book-shop e sale vuote e mal messe», denunciano i turisti. Eppure, ogni anno, la Gelleria accoglie circa 1 milione e 500mi-la visitatori, con picchi di ornila presenze giornaliere: un dato di evidente rilievo economico, «da non valutare solo in termini dei biglietti staccati o articoli venduti dal book-shop, ma tenendo conto di tutto l'indotto che questo produce», conclude Anna Maria Petrioli Tofani.