Attori, pubblico e dipendenti uniti per non chiudere il sipario La notte del Duse Il Commissario Cancellieri non arriva, ma invia un messaggio affettuoso e partecipe: "Non possiamo accettare che il nostro teatro scompaia" E la notte dellorgoglio del teatro di via Cartoleria, pieno come un uovo, fino agli ultimi posti, sui palchi là più in alto. Mille in sala e quattrocento fuori sotto il portico, davanti al maxischermo. Chi entra ha in dote una bottiglia dacqua, per reggere una serata già torrida di suo, che poi sforerà fino alla mezzanotte e oltre. Nei banchetti del foyer si raccolgono fondi e adesioni. Si vendono le magliette con il titolo della serata, «Il teatro è inutile»: il ricavato aiuterà i dipendenti del Duse a pagare le spese della manifestazione-spettacolo. Chi firma la petizione a sostegno della cultura si aggiunge invece ai quattromila e oltre che dal sito dellEti e da Facebook hanno già detto no alla chiusura dellEti. Istituzioni e politici sono in tanti, tutti in prima fila, anche se nessuno è chiamato parlare, perchè per una sera la parola è di chi di solito sta dietro le quinte. «Noi lavoriamo da là - indica Raffaele Gaudioso, portavoce dei teatranti -. Lavoriamo fino allultimo momento per aiutare gli artisti a dare il meglio della loro arte. Non pensiamo che questo lavoro sia inutile». Non cè, ma lo aveva già annunciato, il commissario Cancellieri. La rappresenta Mauro Felicori, direttore del Settore Cultura. Lei però ha mandato un messaggio accorato. «Non possiamo accettare che il nostro Duse chiuda, né che si indebolisca il suo ruolo storico di diffusione della cultura teatrale», scrive la Cancellieri, che poi chiama a raccolta le forze della città. «Non possiamo farcela da soli. Si risvegli il mecenatismo del nostro territorio», invita, ed è la scossa che lancia, lei che bolognese non è, alla città che lha adottata, anche se solo per poco più di un anno. Tra gli altri interlocutori, per la Regione cè lassessore Massimo Mezzetti. «Mi pare che la città sia molto vicina al teatro», è il primo colpo docchio. «Bisogna fare in fretta, bisogna che il ministero si attivi subito per il rinnovo dellaffitto e per portare a termine la stesura della prossima stagione. Noi vogliamo poter lavorare», è lappello della voce fuori campo dei lavoratori del Duse. Sul palco salgono gli amici-artisti, quelli che qui hanno debuttato coi loro spettacoli, e quelli che sono semplicemente amici del teatro come grande momento collettivo. «Dovete essere ridotti molto male se mi avete invitato questa sera - ironizza Dario Vergassola -, dal momento che mai prima mi avevate voluto nel vostro cartellone». La serata è una festa, nonostante tutto, nonostante il rischio di chiusura dello storico palcoscenico cittadino. I bolognesi che non riescono ad entrare stanno incollati fuori, sotto il portico di via Cartoleria ad assistere dai megaschermi. Dentro, in platea, gli occhi sono puntati sul chi cè e chi non cè, a raccogliere segnali per il futuro del teatro che oggi è alla ricerca urgente di una nuova gestione. «Sono qui da privato cittadino e come collega», afferma Paolo Cacchioli, direttore dellArena, tra i soggetti chiamati in causa per subentrare allEti. Tra il pubblico entra anche Pietro Valenti, direttore dellErt. «Solidarizzo coi dipendenti», è la sua sola dichiarazione. Di Legacoop, ci sono Calzolari e Calari, delle fondazioni bancarie cè Marco Cammelli, presidente di quella del Monte. «Vanno sciolti i nodi che fino ad ora hanno impedito una soluzione della questione - denuncia -. Non sono impedimenti romani, ma bolognesi, legati alle politiche del settore. Se non si sciolgono questi, le cordate non bastano». A un minuto dallapertura del sipario arrivano da Roma Giuseppe Ferrazza e Onofrio Cutaia, presidente e direttore dellEti. Il primo è accompagnato da Marco Tutino, sovrintendente del Comunale di Bologna. Il secondo racconta del cda di ieri a Roma. «E un decreto lacunoso - spiega -. Abbiamo quesiti tecnici di cui chiederemo subito spiegazioni ai ministeri competenti. Non sappiamo se il cda è sospeso, non sappiamo come dobbiamo andare avanti. Abbiamo la responsabilità dei lavoratori, delle nuove stagioni che erano quasi ultimate». Oggi si manifesta al Teatro Pergola di Firenze, domani al Valle di Roma. Sul palco continuano a sfilare gli artisti: il Fabrizio Festa Quartet, Corrado Tedeschi, Marinella Manicardi, collega del Teatro delle Moline, Fausto Carpani e la sua musica, Alessandro Haber, Malandrino e Veronica. Portano un saluto e un gesto di solidarietà in musica anche i colleghi del Comunale, in assemblea permanente da più di un mese. Poi verso il gran finale con Silvio Orlando, Leonardo Manera, Paolo Cevoli e Vito. In sala, ad applaudire, il rettore Dionigi, i politici Galletti, Raisi, Noè, De Maria, Donini, Cevenini e la presidente della Provincia Beatrice Draghetti.