CI sono ancora tesori nascosti, nella pur già ricca basilica di Santo Stefano, e probabilmente la sua lunghissima storia ha ancora qualche capitolo da scrivere. Lo rivelano i saggi compiuti recentemente nella chiesa di Vitale e Agricola, in previsione delle grandi operazioni di restauro che partiranno in autunno. Sotto lantico pavimento, ad appena due-tre metri di profondità, sono emersi alcuni fossili che dimostrano lesistenza di fosse comuni, che si possono datare con molta probabilità tra il V e il VII secolo dopo Cristo. Una pratica molto in voga al tempo, quando solo le famiglie patrizie potevano permettersi sepolture in tombe singole o parentali. «Il ritrovamento conferma lipotesi avanzata in passato da Gina Fasoli, esperta studiosa di Santo Stefano - commenta dom Ildefonso -. Ma certo attendiamo scavi più organici, in collaborazione con la soprintendenza ai beni archeologici, per avere un quadro esatto della situazione. Si tratta comunque di camere sotterranee, sigillate, che potrebbero avere anche funzione di cripta. Si è sempre fantasticato di un cunicolo che unirebbe Santo Stefano a San Giovanni in Monte: unipotesi affascinante che potrebbe essere convalidata da questi nuovi scavi». (p.n.)
BOLOGNA - Fosse comuni sotto la chiesa di Vitale e Agricola
CI sono ancora tesori nascosti, nella pur già ricca basilica di Santo Stefano, e probabilmente la sua lunghissima storia ha ancora qualche capitolo da scrivere. Lo rivelano i saggi compiuti recentemente nella chiesa di Vitale e Agricola, in previsione delle grandi operazioni di restauro che partiranno in autunno. Sotto lantico pavimento, ad appena due-tre metri di profondità, sono emersi alcuni fossili che dimostrano lesistenza di fosse comuni, che si possono datare con molta probabilità tra il V e il VII secolo dopo Cristo. Una pratica molto in voga al tempo, quando solo le famiglie patrizie potevano permettersi sepolture in tombe singole o parentali. Il ritrovamento conferma lipotesi avanzata in passato da Gina Fasoli, esperta studiosa di Santo Stefano - commenta dom Ildefonso -. Ma certo attendiamo scavi più organici, in collaborazione con la soprintendenza ai beni archeologici, per avere un quadro esatto della situazione. Si tratta comunque di camere sotterranee, sigillate, che potrebbero avere anche funzione di cripta. Si è sempre fantasticato di un cunicolo che unirebbe Santo Stefano a San Giovanni in Monte: unipotesi affascinante che potrebbe essere convalidata da questi nuovi scavi. (p.n.
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