lo storico dell'arte: «opere riscoperte solo negli anni Settanta» I PALAZZI genovesi sono delle specie di cassaforte eppure Lodovico Caumont Caimi, storico e consulente d'arte, è assurto alla fama proprio grazie al volume "Ebanisteria Genovese del Settecento" (Edizioni PPS Parma, 1995). Per la prima volta uno studioso, era riuscito a catalogare e pubblicare le immagini dei più importanti mobili custoditi nelle privatissime collezioni genovesi. Caumont oggi è titolare di una società di consulenza di beni artistici e conosce da tempo le tele di Gregorio De Ferrari in asta a Milano e le collezioni dei palazzi di Strada Nuova. Come conosceva questo ciclo pittorico, sapeva che era in vendita? «Il ciclo, come lo abbiamo sempre considerato, era poco conosciuto fino a quando Torriti, già Soprintendente ai beni artistici a Genova, lo rese noto pubblicandolo nel 1970. La splendida collezione di Palazzo Cattaneo Adorno era assolutamente riservata. Anche se già negli anni '50 erano usciti dal palazzo due importantissime tele di Rubens che oggi sono conservati alla Galleria Sabauda a Torino. Il gruppo di opere, acquistate in passato anche come investimento finanziario, erano notoriamente in vendita da alcuni anni, anche se con poca fortuna» Pensa che la notifica complessiva sulle sette tele ne abbia penalizzato la vendita? «Certamente, specialmente per il vincolo unitario della serie, come fino ad ora si riteneva che fosse: per gli spazi privati è quasi impossibile oggi trovare una collocazione per una serie di dipinti di queste dimensioni». Gregorio De Ferrari è un pittore legato solo al territorio? «Assolutamente no. Figura tra gli artisti più importanti e ambiti della pittura ligure barocca. Al pari di Bernardo Strozzi, Grechetto, Valerio Castello e alcuni altri, interessa certamente il collezionismo internazionale e i grandi musei». Che tipo di compratore immagina? «Come dicevamo le dimensioni sono molto difficili per i collezionisti privati. Sarebbero perfette per un'istituzione genovese, anzi non dovrebbero farseli scappare visto il prezzo ragionevole e l'importanza della serie». Conosceva la collezione Bagnasco? «Si. Orazio Bagnasco è stato probabilmente il più grande collezionista di arte ligure antica della seconda metà del '900. Possedeva opere molto importanti di pittura ma anche capolavori di arti decorative, ebanisteria, argenti, ceramiche, maioliche di Savona. La sua casa di Lugano era un vero museo». Che cosa ne è stato? «La collezione è stata dispersa in anni recenti in modo riservato e le opere sono tornate a fare la gioia di altri collezionisti. Peccato che non ne sia rimasta memoria nella sua interezza. Se fosse stata scelta la strada dell'asta pubblica ne sarebbe rimasto almeno il catalogo». R. Ol.
LIGURIA - Caumont Caimi: Sono i pezzi rimastidi una collezione privata andata dispersa
Il volume "Ebanisteria Genovese del Settecento" di Lodovico Caumont Caimi ha reso famoso lo storico e consulente d'arte genovese grazie alla pubblicazione delle immagini dei mobili più importanti custoditi nelle privatissime collezioni genovesi. Caumont conosceva le tele di Gregorio De Ferrari in asta a Milano e le collezioni dei palazzi di Strada Nuova. Il ciclo pittorico di De Ferrari era poco conosciuto fino a quando Torriti, Soprintendente ai beni artistici a Genova, lo rese noto nel 1970. La collezione di Palazzo Cattaneo Adorno era riservata, ma le opere erano state acquistate in passato come investimento finanziario e erano state notoriamente in vendita.
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