Lo schiaffo di Urbani «Senza finanziamenti chiudiamo gli Uffizi» - E' l'ora dei manager Se provate a raccontare all'estero che la Galleria degli Uffizi non trova i soldi per sopravvivere con dignità, nessuno vi crederà. Vi sentirete rispondere: «ET una miniera d'oro, come può avere problemi finanziari?» . Già, come può averli? Semplicemente perché la cultura non è mai stata considerata da noi, come un bene sul quale investire. L'abbiamo gestita per anni - a Firenze e in Italia - come una fabbrichetta di provincia, senza capire che per guadagnare bisogna impegnare dei soldi e produrre. Ma i soldi sono sempre siati pochi. Nei bilanci pubblici (comunali e statali, non fa differenza) i primi tagli sono sempre per la povera «cultura», cenerentola degli assessori e dei ministeri. Singolare e ingrato destino che accompagna un'industria capace di far ricco il nostro Paese grazie anche a un imponente indotto. Solo da poco è stato possibile trovare canali di finanziamenti alternativi come l'apertura di book shop: ma è sempre poco rispetto a ciò che riescono a fare all'estero. Forse ha ragione Sgarbi che suggerisce di affidare la gestione ai privati. Che poi è semplicemente il modo per consegnare i musei nelle mani di manager (...) (...) che sappiano cercare II modo migliore per far sviluppare l'industria dell'arte. Si tratta di cambiare mentalità, dunque non è soltanto una questione di soldi. La vicenda di Firenze Mostre, dichiarala quasi sull'orlo del fallimento proprio mentre produce grandi eventi, dimostra come anche il Comune non abbia colto il salto di qualità richiesto a un moderno management della cultura. L'allarme del ministro ricorda che è l'ora dì svegliarsi.