«Perché varie cose agli Uffìzi non funzionano? le ditte che fanno i lavori e la manutenzione non riscuotono, quindi non vengono», sospira l'architetto Antonio Godali, uno dei tre funzionali che ( insieme alla direttrice Anna Maria Petrioli Tofani), porta sulle spalle la gestione della Galleria. «Innegabilmente ci sono moltissime trascuratezze criticabili, e inoltre non esiste una vera e propria programmazione riprende . Le targhette verranno rifatte grazie a uno sponsor americano e presto arriverà anche la nuova segnaletica, ma i problemi dei fondi, rimangono sempre. Un piccolo esempio: la direttrice è "fuori" di 500 euro che ha anticipato per comprare i francobolli...». Che la situazione non sia rosea, lo conferma Antonio Natali, storico dell'arte e direttore del Dipartimento dì Studi sul Rinascimento, Manierismo e Arte Contemporanea della Galleria: «Si viaggia sull'orlo del tracollo confida . Lo stato in cui si versa è tale, che le parole del ministro rischiano di non essere solo una provocazione. Quello che temo è che, a fare le spese dei tagli, non saranno gli Uffizi, ma musei importanti ma magari meno visitati (come la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti), che rischiano la chiusura». Drammatico anche il quadro dipinto dalle rappresentanze sindacali: «Siamo sull'orlo del baratro: il ministro Urbani ci ha messo tre anni per capire che i suoi colleghi di governo statino affossando i beni culturali», tuona Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil-Beni culturali .
Un coro: Siamo sull'orlo del collasso
L'architetto Antonio Godali lamenta che varie cose agli Uffizi non funzionano a dovere, come la manutenzione e i lavori. Le ditte che fanno questi servizi non riscuotono e quindi non vengono a svolgerli. Godali e la direttrice Anna Maria Petrioli Tofani devono portare sulle spalle la gestione della Galleria. I fondi sono un problema, e non esiste una vera programmazione. Un esempio è la direttrice che ha anticipato 500 euro per comprare francobolli. Lo storico dell'arte Antonio Natali conferma che la situazione è grave e che le parole del ministro potrebbero essere una provocazione.
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