Decolla "Seagate" nel nome di Colombo VENTANNI dopo, torna lidea di un ponte sul porto di Genova. O meglio: di un ponte che diventi una parte del porto, dividendone la parte recuperata alla città, mirata soprattutto al tempo libero, e realizzando allesterno il Seagate, la porta sul mare e sul mondo, con gli attracchi tutti fuori, verso il mare aperto, superando lattuale sistema di banchine. E il ponte che guarda oltre non poteva che chiamarsi Cristoforo Colombo: un gigante (52 metri laltezza della campata centrale da 400 metri, sovrastata da un arco che raggiunga 95 metri di altezza, una sorta di terrazza panoramica sulla città) attrezzato con negozi, servizi, anche una stazione marittima allinterno delle rampe, in diretto contatto con le navi attraccate sullesterno e vivibile in ogni momento della giornata. Quindi non una semplice struttura di attraversamento, per quanto dotato di sei corsie capaci di far transitare 50 mila veicoli al giorno, ma un segno forte che identifichi la città e ne diventi lelemento di trasformazione, comè avvenuto a Sydney con il sistema costituito dallHarbour Bridge e dallOpera House. «Ho pensato che tutto questo dovrebbe essere lanciato nel 2015, quindi in concomitanza con lExpò di Milano, di cui so che Genova si candida a essere il porto; anche perché ritengo che una struttura del genere debba interessare tutto il Nordovest, pure sotto il profilo di ricerca dei finanziamenti» spiega Markus Hebel, architetto tedesco di origine con anni di lavoro in Spagna e ora uno studio sul lago di Garda. Nelle scorse settimane il progetto del Seagate è entrato per la prima volta a palazzo san Giorgio, ricevendo segnali di interesse; adesso, precisa Hebel, che pubblicherà prossimamente il suo studio su una rivista di settore, «è tutto preparato per poterlo presentare al sindaco, a chi deve decidere in città. Per sapere se possa essere un punto di partenza su cui lavorare, visto che, da quanto so, lipotesi del tunnel sotto il porto è stata accantonata». In totale, il Seagate sarebbe lungo 1850 metri, ricollegando San Benigno con la zona del Molo, quindi come il tunnel. Ogni rampa sarebbe lunga 725 metri, con una pendenza di circa il 7,; la sua realizzazione prevede di concerto labbattimento della Sopraelevata, e la realizzazione di un anello pedonale circolare tra mare e centro storico. Il ponte attrezzato impegnerebbe circa 20 mila metri quadri di servizi e spazi commerciali, in un primo momento. Sì, perché nel progetto di Hebel - che non nasconde di essersi ispirato al lavoro compiuto a Barcellona, la città dove le trasformazioni urbanistiche degli ultimi ventanni sono le più massicce e concrete - cè una fase due che traguarda al 2025 e oltre; dove lintero porto storico, e in particolare larea più a ponente ora occupata dal terminal traghetti, dovrebbe diventare una "watercity", una città sullacqua che, strettamente legata al movimento crocieristico, attiri genovesi, ma anche milanesi collegati con un treno veloce, o almeno una navetta magari privata, nonché turisti e crocieristi, a passare il tempo libero in uno scenario unico. Un altro sogno, un altro waterfront? «Ho visto il progetto di Piano, di grande interesse ma troppo esteso per poter trovare i finanziamenti - obietta Hebel - penso ci si debba fermare alla parte centrale del porto, quella che più ha bisogno di un cambiamento. Ma soprattutto, mi interessa avviare una discussione, per poter arrivare ad una partenza più realistica». Pragmatismo tedesco, fantasia spagnola. Cosa dirà Genova?