ROMA La cultura è futuro: «Gridare, che la cultura è strategicamente vitale per qualsiasi nazione. Una volontà politica che mira a estromettere la cura della cultura dallo Stato non è nociva solo per chi, nell'ambito della cultura, ci lavora, è dannosa per l'intera società! Come dannosissima è la progressiva limitazione alla libertà di informazione». Questo il manifesto programmatico per la manifestazione che oggi alle 15 a Piazza Navona a Roma vedrà scendere in piazza tante associazioni a sostegno della cultura italiana, contro i tagli previsti dalla recente manovra finanziaria e dal decreto Bondi. La manifestazione è stata organizzata dal Movimento emergenza cultura spettacolo lavoro, che raggruppa tutte le associazioni e sigle sindacali del mondo della cultura e dello spettacolo, da Slc-Cgil Sai, Fistel-Cisl Fai, Uilcom-Uil Unda, Fnsi, Usigrai. Si difenderanno sottolinea il movimento 100autori che aderisce alla manifestazione oltre 300.000 lavoratori, il futuro dell'Eti e delle Fondazioni liriche. La manifestazione rifletterà anche il momento critico verso la Rai e la ventilata chiusura di trasmissioni «sgradite». Nel manifesto si sottolinea infatti di sostenere, in una parola, «libertà di culture e libertà di informazione e comunicazione». Parla anche Giulio Scarpati, popolare attore e da poco segretario del Sai (sindacato degli attori), intervistato dal sito di Articolo 21: «Attraverso i tagli del governo si legge un vero e proprio attacco all'intero mondo della cultura; non solo al cinema, teatro, musica, ma anche alla ricerca e alla scuola che sono la base per lo sviluppo culturale di un paese. E sono tagli violenti, ingiustificati, senza nessun criterio, perché quello che manca è un progetto culturale,una visione culturale per il futuro». Cgil, Cisl e Uil con Movem09, Fnsi e Usigrai sono consapevoli della gravità della crisi in atto in Italia. Ma pensano che «i tagli al mondo della cultura siano i più miopi e del tutto inefficaci per uscire dalla crisi. La cultura può e deve divenire volano di sviluppo per l'Italia. Nazioni meno ricche di beni culturali hanno puntato in questa direzione per uscire dalla crisi». In Europa si investe per la cultura intorno al 1,5 di Pil, in Italia solo lo 0,3 per cento.