dal dilagare delle seconde case, delle finte Residenze turistiche alberghiere, dell'improponibile edilizia agevolata dai prezzi irragiungibili per le giovani coppie. Sul boom del mattone nell'ultimo decennio si è costruita la resistenza di intere città (Livorno in testa) che vedevano la loro industria manifatturiera entrare in crisi o si è vaticinato il futuro del turismo, dalla Val di Cornia alla Versilia, creando invece "non luoghi" residenziali da dimenticare, che oggi mettono in discussione proprio il bello che serve alla crescita turistica. Lungo questa strada - dove è chiaro non sono mancate anche buone operazioni specie di recupero - hanno giocato tutti la loro parte: certi sindaci che con i regolamenti urbanistici hanno violentato i piani strutturali anche per ingrassare le casse pubbliche attraverso gli oneri di urbanizzazione; delle province poco efficaci nel coordinamento; e una Regione che ha fatto previsioni complessive di sviluppo troppo larghe e poi è stata carente nel mettere in campo strumenti tanto di indirizzo quanto di controllo. Oggi è tempo oggettivamente di cambiare rotta. Che non vuol dire frenare qualunque scelta anche infrastrutturale, magari dolorosa ma necessaria, quanto di evitare una cementificazione a pioggia che sfregi ancora più gravemente il paesaggio della Toscana turisticamente ricercata. Il nuovo duo Rossi-Marson (presidente più assessore all'urbanistica) sembra averne preso atto. E l'impegno di rivedere un po' tutte le indicazioni dell'era Martini-Conti (o forse meglio Conti-Martini) a cominciare dal piano di indirizzo territoriale regionale è stato accolto con tanto di applausi, proprio ieri, dalla Rete dei Comitati contro la cementificazione della Toscana. Tenere insieme la ripresa del manifatturiero e la difesa dell'ambiente, anziché puntare tutte o quasi le carte della crescita economica sulla rendita; recuperare e risanare i centri storici e i beni dismessi - con più indici e altre facilitazioni - anziché andare alla ricerca di nuove aree vergini puntellandosi su previsioni di espansione che non hanno ragione di essere: intorno a questi indirizzi si snoderà insomma la nuova politica urbanistica. E' una svolta significativa. E opportuna. Ma serviranno appunto politiche che la favoriscano e anche la definizione di un nuovo equilibrio tra i poteri della Regione e dei Comuni, così che coordinamento e autonomia producano davvero un governo del territorio meno arrembante di quanto abbiamo avuto. Passare dai questi buoni propositi ai fatti non sarà però facile. Ecco perché per gli applausi c'è sempre tempo.
TOSCANA - Elba (e non solo) alla guerra del mattone...
La Toscana sta affrontando problemi di sviluppo e crescita economica. Il boom del turismo ha portato a una cementificazione e a una perdita di paesaggi naturali. Le città come Livorno e la Versilia stanno cercando di contrastare questo fenomeno. Il nuovo governo regionale, guidato da Rossi e Marson, ha promesso di rivedere le indicazioni dell'era Martini-Conti e di cercare un equilibrio tra la ripresa del manifatturiero e la difesa dell'ambiente. Il piano di indirizzo territoriale regionale sarà un passo importante per raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, per implementare queste politiche, è necessario un coordinamento e un equilibrio tra la Regione e i Comuni.
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