La sinistra gli tende la mano: «II governo cambi idea» ROMA Una denuncia durissima, quella del ministro Urbani. «La manovra finanziaria ha stabilito una riduzione del 25 per cento per le spese di funzionamento di musei e siti archeologici. Con la logica dei tagli si entrerebbe di fatto nella logica della progressiva chiusura di musei e siti archeologici. Per dare l'idea, di questo passo dovremmo pensare a una chiusura parziale o totale degli Uffizi». «Io sono disponibile a lavorare su progetti di sviluppo continua ma non intendo assistere impotente a un suicidio. Perciò pongo un problema politico. I beni culturali possono essere un volano di sviluppo legato al turismo e consentono la diffusione di un'immagine positiva e prestigiosa del Paese all'estero. II nostro patrimonio artistico è" un marchio: lo si vuoi capire o no? E se nel governo la pensiamo tutti allo stesso modo, allora questo marchio dovremo sostenerlo. Se invece si ritiene che nel settore vadano operati tagli, allora non sono disponibile». Urbani conclude chiedendo un intervento diretto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi perché i beni culturali «vengano considerati una priorità». Nel centrosinistra, la denuncia del ministro è stata accolta con scetticismo, talvolta con sarcasmo. Dice il verde Pecoraro Sca-nio: «La prossima Finanziaria rischia di rappresentare la mazzata decisiva per i beni culturali. Se ne è accorto anche il ministro dormiente Urbani? Significa allora che l'allarme ha superato il livello di guardia». «Temiamo ha aggiunto Pecoraro che vogliano tagliare ulteriormente i fondi pubblici dai beni culturali per poi aver mano libera nelle privatiz-zazioni, nella svendita de! patrimonio culturale. Se davvero Urbani vorrà arrivare sino in fondo alla sua denuncia dovrà appoggiare la nostra battaglia per ridurre i fondi delle spese militari per destinarli a servizi, cooperazione e beni culturali, massacrali da questo governo». Per il predecessore di Urbani, Giovanna Melandri, il ministro «ha finalmente ammesso ciò che è stato evidente fin dal primo momento: il governo Berlu-sconi considera la cultura e le politiche culturali non una risorsa su cui investire, ma una ricchezza da depredare, vendere o svendere per fare cassa». «Oggi Urbani lancia un grido di allarme aggiunge la deputata ds ma a questo punto gli chiediamo qualcosa di più. Ma se il ministro saprà aggregare sulle battaglie a difesa delle politiche culturali i deputati della sua maggioranza, sappia che l'opposizione sarà disponibile ancora una volta a fare la sua parte per rilanciare le politiche culturali in Italia e per correggere le scelte scellerate del governo Berlusconi».
"Mi tagliano i fondi, chiuderò i musei"
Il ministro Urbani ha denunciato una riduzione del 25% per le spese di funzionamento di musei e siti archeologici nella manovra finanziaria. Questo taglio potrebbe portare alla chiusura parziale o totale di musei e siti archeologici, come ad esempio gli Uffizi. Urbani ha chiesto un intervento diretto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per considerare i beni culturali una priorità. Il centrosinistra ha accoltato la denuncia con scetticismo e sarcasmo, mentre il ministro ha affermato che il governo Berlusconi considera la cultura come una ricchezza da depredare e vendere.
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