Ricordi, rimpianti e furori del giallista di Letojanni che ha inventato il "dottor Agrò" È il creatore di Italo Agrò, tenace sostituto procuratore che ama le poesie di Quasimodo: una persona normalissima, in un Paese però che di normale ha solo la vocazione allillegalità. Domenico Cacopardo, classe 1936, magistrato del Consiglio di Stato originario di Letojanni, autore di gialli e di romanzi storici, di saggi filosofici e di raccolte di versi, ha ritagliato la sagoma del suo eroe da un cartoncino autobiografico. «Sì, mi assomiglia - ammette lo scrittore, atletico ed energico a tal punto da smentire lanagrafe - nelle indignazioni come nelle passioni, da quella per la buona tavola a quella per la corsetta quotidiana». Tra pochi giorni, dopo una sosta di qualche anno, Agrò tornerà in libreria, impegnato in una nuova inchiesta ("Agrò e la deliziosa vedova Carpino", Marsilio): ma se, ragionando per assurdo, il personaggio cartaceo di Cacopardo facesse il grande salto dalla pagina scritta alla realtà, nella fattispecie quella isolana, per una ipotetica indagine sul malaffare siciliano, da dove muoverebbe i primi passi? «Di certo dalla realtà che Agrò conosce meglio: la mia realtà, ossia il Taorminese. Quello che è, agli occhi dei più, il santuario del turismo in Sicilia». Pare di capire, da come lo dice, che per lei ha poco di sacro quella parte dellIsola. È così? «E come potrebbe non essere così? A tutta prima, si ha limpressione che quei posti siano immuni dalla criminalità, inesistenti nella cartografia della delinquenza nostrana. Quando invece è tutto il contrario, purtroppo». Insomma, per lei la Sicilia babba non esiste più o non è mai esistita... «Basta guardare ai fenomeni con una certa attenzione, per farsi lidea che cè solo indifferenza nei confronti di situazioni che invece richiederebbero tolleranza zero e forte risentimento morale». Sia più chiaro. «Mi riferisco alle edificazioni dissennate che hanno compromesso la bellezza del paesaggio, provocando un dissesto idrogeologico inarrestabile. Le conseguenze, negli ultimi tempi, sono state devastanti. Ma nessuno sè chiesto come mai, anche nei periodi più neri per ledilizia nazionale, il mattone in Sicilia non si sia fermato. Attenzione: non cè solo lazione speculativa, cè anche, direi soprattutto, il fenomeno del riciclaggio. Del resto, un vecchio detto popolare dalle mie parti recita così: picciuli e corna nun sammuccianu. I soldi, come le corna, hanno bisogno di uno sfogo». Quindi, addio Sicilia bedda e assolata, lontana dalle lupare e dalle coppole storte «La zona del Messinese, come dimostrano recenti indagini e libri di inchiesta, è diventata un serbatoio di manodopera criminale per la ndrangheta. Da Barcellona Pozzo di Gotto, ad esempio, non pochi delinquenti si sono trasferiti in Calabria, dove, del tutto anonimi, hanno operato a volto scoperto». Da paradiso del turista, dunque, ad abisso infernale? «Non è certo mia intenzione denigrare: io sono legato visceralmente ai luoghi della mia infanzia; fino a qualche anno fa tornavo ogni anno a Letojanni, a casa mia: non potevo farne a meno. Ma le cose sono peggiorate di anno in anno, e i pubblici poteri sembra che cavalchino sempre più londa dellindifferenza, della distrazione. Tanto che piccoli centri una volta animati da attività legate alla pesca e allagricoltura, oggi sono irriconoscibili. Sembra di stare, più che in Sicilia, nella riviera romagnola». Lei non è affatto tenero nei confronti della sua terra. Del resto non lo è mai stato, pagandone direttamente le conseguenze «Ci ho fatto il callo: per certe cose dette contro il malaffare sempre più diffuso, contro certe storture intollerabili, ho subito minacce, intimidazioni, quasi un ostracismo: qualche anno fa mi fu proibito, per una mia protesta, di fare ingresso a Taormina». E dire che, da quando è apparso Italo Agrò, cè stata unondata di simpatia diffusa dei lettori. Tanto che è nato un blog, "Gli amici di Agrò", e una trasmissione televisiva, "Il taccuino del dottor Agrò". «È vero, ho registrato affetto, solidarietà: ma qui da noi ben presto tutto questo può tramutarsi in condanna e messa al bando. E dire che amo la Sicilia fin quasi allo spasimo: cè ad esempio la zona del Ragusano e del Siracusano, dove vige un garbo nei rapporti che è sorprendente. Una gentilezza danimo e una cortesia che sono anche del paesaggio». A dimostrare la resistenza del cordone ombelicale che la lega alla Trinacria, ci sono i suoi romanzi storici, vere e proprie ricerche eziologiche, il risultato di inchieste familiari, di indagini nella memoria. Anche se lei è siciliano a metà: sua madre infatti era emiliana «La famiglia di mia madre ha segnato profondamente la mia formazione: legata fortemente alla storia e alla geografia isolane, ma anche ad altro. Ad esempio, ai miei zii da parte materna, uno comandante partigiano e membro del Pci, un altro prelato del Vaticano. E quando lo zio comunista andava a trovare il fratello monsignore, dormiva in territorio papale: cose quasi inimmaginabili. Questa componente esterna, diciamo così, mi ha consentito di guardare con una certa ironia alla mia sicilianità». E allora, letichetta di "scrittore siciliano" che effetto le fa: le provoca un moto di stizza o uno scatto di orgoglio? «Non mi arrabbio affatto: abbiamo alle spalle una tradizione talmente imperiosa, da Pirandello a Sciascia a Consolo, che lessere ricondotti alla grande famiglia degli autori isolani non può che far piacere. Se poi qualcuno lo dice in malafede, pensando a una sorta di nazione indiana, di riserva infamante, allora è un problema suo».
SICILIA - "La mia amata terra sfregiata dal malaffare"
Domenico Cacopardo, autore di gialli e romanzi storici, ha creato il personaggio di Italo Agrò, un tenace sostituto procuratore che ama le poesie di Quasimodo. Cacopardo, classe 1936, è originario di Letojanni e ha tratto la sua sagoma da un cartoncino autobiografico. Il suo nuovo libro, "Agrò e la deliziosa vedova Carpino", è uscito presto. Cacopardo è legato alla sua terra, ma non è tenero nei confronti della Sicilia, che considera un luogo corrotto e immuno alla criminalità. Ha subito minacce e intimidazioni per le sue proteste contro il malaffare e le storture intollerabili.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo