Lex Deposito di carburanti tra Vitinia e Ostia. "Non ci servono solo caserme" Lassociazione dei residenti: "Però se passa al Comune larea diventa a rischio cemento" Cinquanta ettari di terreno, tra Roma ed Ostia, delimitati dalla via Ostiense e dal quartiere di Vitinia, poco oltre lEur. È uno degli ultimi lembi di Agro Romano. Un parco naturale in unarea militare denominata "ex Deposito Carburanti e Lubrificanti" che rischia di sparire sostituito dal cemento, in una zona a forte espansione urbana. Per salvarlo lassociazione "Viviamo Vitinia", che da 10 anni lotta per il verde, ha messo nero su bianco la sua richiesta al ministero dei Beni Culturali, al Soprintendente per i Beni archeologici, al sindaco Alemanno e al ministero della Difesa. I cittadini, in sostanza, chiedono che larea militare, stralciata dal protocollo dintesa firmato due giorni fa da Campidoglio e Difesa, venga dichiarata di notevole interesse pubblico e non diventi terreno di speculazione edilizia. Di più. Gli ottomila residenti di Vitinia sperano che la villa venga inserita nella Riserva naturale del Litorale romano e che diventi un Parco archeologico. «Varcando il cancello dingresso - racconta Paola Badessi, presidente dellassociazione - un lungo viale alberato conduce a lievi pendii e vallate piene di vegetazione spontanea e pascoli in cui circolano liberamente pecore e asini. Nascosta tra i rovi cè persino la cisterna ben conservata di una villa romana e i resti di un acquedotto. Oltre a pietre miliari e laterizi depoca visibilmente sparsi su tutta la superficie dellarea. Con tutta probabilità e vista la collocazione da qualche parte deve nascondersi un cimitero romano». Eppure, al di là dei vincoli cui la Soprintendenza archeologica di Roma ha sottoposto larea, la vicenda del Parco di Vitinia è costellata di ostacoli e retromarce. Nel 2001 il Campidoglio e il Ministero della Difesa siglarono un accordo per destinare il 90 per cento dellarea a Parco. Il Piano Regolatore del 2008, poi, introdusse una variante prevedendo insediamenti residenziali, confermati dalla nuova Giunta. «Per questo siamo quasi contenti che larea non sia finita nelle mani del Comune - spiega la Badessi - Visto che il federalismo demaniale prevede la massima valorizzazione del bene, il trasferimento dellex Deposito avrebbe significato speculazione totale». Ora bisognerà attendere invece le decisioni della Difesa. Ma lassociazione è già pronta a dare battaglia e ha già chiesto, per la settimana prossima, un incontro al ministero.