II sindaco, di Venezia: «Serve una risposta strutturale» Ma sì. chiudiamo gli Uffizi, il Colosseo e gli scavi di Pompei. E mandiamo i turisti in visita guidata alle nostre periferie urbane, così piene di un fascino nascosto. Chissà che, alla fine, non diventi un affare. Verrebbe da rispondere con una battuta alla «provocazione» estiva del ministro per i Beni culturali. Urbani. Ma il problema sul tappeto è troppo serio per essere liquidato con la semplice ironia. Il sindaco di Venezia, Paolo Costa, non si scandalizza dell'allarme lancialo dal ministro. «Ben venga dice purché non si perda nel nulla. Non basta che Urbani batta il pugno sul tavolo e ottenga una soluzione provvisoria, magari per un anno. Dopo qualche mese, saremmo al punto di partenza». «E' necessario dare una risposta strutturale continua Costa come noi rappresentanti delle grandi città d'arte abbiamo sollecitato più volte. In fondo, che cosa chiediamo? Che ci sia consentito di utilizzare una carte degli introiti fiscali del turismo per il mantenimento del nostro patrimonio culturale». E qui entra in gioco anche il federalismo fiscale evocato da Urbani. Il sindaco di Venezia ha la sua ricetta: «Solo una riforma del finanziamento dell'intera spesa pubblica, che responsabilizzi i diversi livelli di governo (Stato, Regioni e Comuni) esigendo da ogni livello il rispetto del vincolo di bilancio, può dare l'auspicata risposta strutturale al tema sollevato dal ministro». Un esempio viene proprio dalla Laguna. «Sono ormai due anni racconta Costa - che non arrivano i finanziamenti statali per la manutenzione del patrimonio storico ed edilizio di Venezia. Sa che cosa vuoi dire? Venezia è una città che, parlando in maniera brutale, esige di essere ricostruita ogni trent'an-ni. Possiamo saltare anche un anno o due, ma poi il problema diventa drammatico e può avere effetti a catena. Un danno per tutti». Sulla necessità di una soluzione strutturale, «in un contesto comunque di risorse pubbliche scarse», punta il dito anche il presidente della Biennale, Davide Croff. Con l'invito, per di più, a incoraggiare gli investimenti privati nel mondo della cultura. «Vanno costruite afferma forme alternative e complementari di finanziamento, con un occhio a quello che succede negli altri paesi, dove in realtà le grandi istituzioni culturali hanno sostegni privati molto forti, in parte legati ovviamente alla grande industria». Ma, insomma, Urbani ha ragione o no? Il soprintendente al polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, gli fa i complimenti e aggiunge: «I beni culturali in Italia sono un argomento centrale. Se è giusto ridurre la spesa, serve tagliare dove ce n'è davvero bisogno. Tagliare ancora in un settore delicato come il nostro significa il collasso». Durissimo il direttore della Scuola normale superiore di Pisa, Salvatore Settis. «Il patrimonio culturale sostiene accorato non è un lusso né un optional, ma rappresenta il cuore del Paese. Nel momento in cui viene pugnalato dal governo stesso, i cittadini devono protestare e i! governo sanare quello che è un errore politico, ma anche tecnico». Per Settis, inoltre, è incoerente aver fatto una riforma del ministero «moltiplicando le direzioni generali con un aumento dei costi». La conseguenza è paradossale: «Si rafforza il ministero, ma i musei chiudono». E se gli Uffizi, per ammissione dello stesso Paolucci. potrebbero anche farcela da soli grazie ai biglietti, non c'è invece scampo, né pietà per i piccoli. Il dramma dei beni culturali è soprattutto questo e si consuma fuori dalle luci della ribalta. Un giorno, arrivate in un paesino per visitare uno scavo archeologico e trovate tutto sprangato. Inutile chiedere perche. La storia può attendere.
Tagli ai fondi : Così si uccide il Paese. Vogliamo gestire da soli i soldi per i beni culturali
Il sindaco di Venezia, Paolo Costa, ha risposto all'allarme del ministro per i Beni culturali, Urbani, sull'importanza di mantenere aperti gli Uffizi, il Colosseo e gli scavi di Pompei. Costa ha affermato che la soluzione strutturale richiede una riforma del finanziamento dell'intera spesa pubblica, che responsabilizzi i diversi livelli di governo. Ha anche sottolineato l'importanza di utilizzare le entrate fiscali del turismo per il mantenimento del patrimonio culturale. Costa ha anche citato l'esempio della Laguna, dove non arrivano i finanziamenti statali per la manutenzione del patrimonio storico ed edilizio.
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