L'unico che ha reagito con invidiabile stile, come le sue cravatte, è stato Maurizio Marinella. Nonostante i tagli della finanziaria regionale, ha detto, noi siamo pronti a riaprire Vivara perché, grazie a una gestione oculata, abbiamo i fondi necessari. La sua sortita è passata quasi inosservata, a differenza dei «lai» di dolore innalzati da altre istituzioni, su tutte l'Istituto per gli studi filosofici che ha mobilitato un notevole parterre di intellettuali non soltanto italiani. Che la nostra città e la nostra regione abbiano un disperato bisogno di sapere, istruzione e cultura lo abbiamo ribadito più volte. Marinella, però, ha posto l'accento su di un punto fondamentale: la funzione di un ente è cosa ben diversa dalla gestione dello stesso. Che funzione hanno o dovrebbero avere le strutture che producono cultura, sapere istruzione? Senza distinguo speciosi, diciamo in sintesi che debbono migliorare le condizioni di vita della comunità nella quale agiscono e con la quale, va sottolineato, devono interagire. A strutture siffatte l'aiuto della mano pubblica si traduce in un ottimo investimento perché incide sulla qualità complessiva degli altri servizi che cittadini «educati» usano con rispetto e cura. Non è blasfemo interrogarsi, a proposito dell'Istituto per gli studi filosofici o altri enti di quel genere, su quale sia stata l'incidenza reale sul progresso della comunità, i risultati, insomma, la produttività e la qualità dell'attività svolta. Il filosofo Biagio de Giovanni ha affermato che senza la struttura di Monte di Dio, Napoli sarebbe una città diversa. Ora, se lo dice proprio lui che più volte ha evidenziato lo stato di degrado della nostra realtà, non si può che prenderne atto. Tuttavia, Napoli è in uno stato di degrado che già così ci appare insostenibile. Da napoletani siamo contenti che i francesi, per una rara volta, abbandonino il loro sciovinismo e si profondano in elogi a favore del suddetto Istituto e lancino anatemi contro i governanti insensibili e a loro si unisca un coro di intellettuali, musici, parlamentari e varia umanità. Siamo dispiaciuti, invece, che all'offerta dei suddetti intellettuali francesi di «mettere mano al portafoglio» l'avvocato abbia sdegnosamente rifiutato. E perché? Ci sembra, invece, un esempio concreto di come si debba sostenere iniziative importanti, credendoci e mettendoci risorse in prima persona. Ci aspettiamo, naturalmente, che altri, i parlamentari in primo luogo, seguano l'esempio degli amici d'Oltralpe e che a loro si uniscano quegli illuminati borghesi che continuano a lamentarsi, ma conservano soldi e impegno per attività molto meno culturali, soprattutto in questo periodo estivo. E se qualche imprudente dovesse accusarci di demagogia, respingiamo subito con forza al mittente l'accusa, ricordandogli che è demagogia accodarsi al coro dei più, per paura e incapacità di mettere in discussione, e magari migliorare, lo stato dei fatti. Creare filosofi è attività commendevole, così come salvare tartarughe e spartiti originali dei cantanti napoletani. Ma farlo senza verifiche dell'operato, non è accettabile anche se provenisse da un resuscitato Platone o Socrate.