La Sovrintendenza contro il braccio destro di Chiodi: quei lavori sono irregolari. Si rischia il blocco della ricostruzione Sulla ricostruzione dei monumenti dell'Aquila siamo alla rissa istituzionale. Il Sovrintendente ai beni archeologici e al paesaggio dell'Abruzzo accusa il vice- commissario delegato ai beni culturali di rubargli il lavoro, intestandosi i restauri di chiese e palazzi feriti dal terremoto, ma l'altro ribatte a muso duro - «lo prevedono gli accordi» - e tira dritto. Parrebbe il solito copione con le Sovrintendenze, gelose delle loro prerogative, contrapposte alla Protezione civile - Luciano Marchetti, ora braccio destro del commissario Chiodi è stato il vice di Bertolaso -, e invece la pubblicità data alla sfida ne fa un unicum. Accuse che normalmente nascono e muoiono nelle segreterie dei ministeri, questa volta danno corpo a una mozione pubblica, diffusa a mezzo stampa che fa discutere. Il linguaggio del documento, caldeggiato dai sindacati, è esplicito: parla di una «percezione confusa e fuorviante» delle competenze dell'Amministrazione dei Beni culturali, «tale da arrivare a turbare la corretta attività istituzionale dello Stato»; ricorda che è stata «superata la fase emergenziale» e che quindi ciascuna amministrazione deve rientrare nei ranghi; precisa, infine, che gli uffici del Ministero per i Beni culturali «costituiscono l'unica istituzione deputata» dalla legge alla tutela sul patrimonio culturale, ad «accordi interistituzionali per le attività di restauro e consolidamento del patrimonio architettonico danneggiato dal sisma» e anche a «ogni tipo di accordo con le autorità religiose finalizzato alla conservazione e al recupero dei Beni di proprietà ecclesiastica». Esattamente ciò che farebbe Marchetti: a seguito della revisione delle ordinanze avvenuta in questi mesi, «le sue competenze sono unicamente quelle relative alla messa in sicurezza, quali le attività di puntellamento degli immobili. Per tanto allo stesso resta preclusa ogni altra potestà operativa, quale quella attinente le attività di progettazione eo coordinamento di interventi di restauro, consolidamento e simili». Difficile dire se un attacco simile sarebbe mai stato sferrato quando Bertolaso era all'apice del suo potere e se c'entrino i recenti attriti tra il ministero di Bondi e il governo per i tagli alta cultura, ma nella baruffa pesano certamente quei tre miliardi e mezzo di euro che serviranno a riparare il patrimonio culturale danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009. Per trovarli si dovrà raschiare il fondo del barile - il solo ministero dei Beni culturali finora ha rastrellato 15 milioni tra finanziamenti ordinari, progetti Arcus, fondi dell'otto per mille e del lotto - e ciascuna amministrazione punta a gestire «in casa» i finanziamenti che diventano via via disponibili. Il rischio è però che un braccio di ferro tra Sovrintendenza e Vicecommissario sulla regia dei restauri possa bloccare tutto. E' quel che potrebbe succedere ai lavori deliberati dal Comune su Porta Castello, Porta Napoli, sul Teatro e sulla basilica di Collemaggio: per il Sovrintendente Luca Maggi «sono restauri, la delibera che affida a Marchetti il ruolo di soggetto attuatore è irregolare». Per il Comune, al contrario, «la delibera è ineccepibile", a sentire l'assessore Vladimiro Placidi. Il vicecommissario raccoglie la sfida e replica a Maggi: «Quel che dice è inesatto. La legge prevede - replica Luciano Marchetti - che i poteri sugli interventi siano del commissario Chiodi, il quale si avvale del Provveditorato ai Lavori Pubblici e non dei Beni culturali". Quanto agli interventi contestati, io mi occupo della messa in sicurezza dei monumenti perchè ho una delega specifica, come pure delle chiese di Natale e di alcuni interventi che sono frutto di accordi internazionali in cui è previsto che sia io a coordinare i lavori. In altri casi, come per il Teatro dell'Aquila, si tratta di lavori finanziati con fondi assegnati alla Protezione civile e anche in quei casi è previsto che me ne occupi io». Quanto a Collemaggio, si tratta solo di «messa in sicurezza", anche se Marchetti ammette: «per non buttare i soldi cerchiamo di fare interventi definitvi, ma questo è violare la legge?»