Fori nelle antiche mura per far passare cavi e tubi, fosse biologiche, prefabbricati incastrati nella palestra che fu dei gladiatori, colate di cemento sul pavimento del Peristilio: le foto inviate in un dossier alla Procura dall'Osservatorio patrimonio culturale, sono un pugno nello stomaco per chiunque ami la nostra storia e Pompei. I lavori riguardano il cosiddetto restauro del Teatro grande che in realtà è stato rifatto, ex novo, in tufo. Fosse biologiche per i bagni, scavate a pochi metri dalle mura innalzate oltre duemila anni fa. Massetti e colate di cemento tra le colonne delle antiche dimore. Prefabbricati incastrati nei locali che furono la palestra dei gladiatori. Il Peristilio del quadriportico invaso da trapani elettrici, martelli pneumatici e levigatrici. Colonnati corinzi e archi in reticolato romano che diventano appendi panni per giacche e giubbotti, magari con qualche chiodo inserito all'occorrenza dagli operai. Nessuno controlla, nessuno sa, nessuno vede. Eppure è lo scempio di Pompei, degli Scavi archeologici. Unici al mondo. Guardare le foto e ricevere un pugno nello stomaco della propria sensibilità, è un tutt'uno. Le opere vengono definite ufficialmente come il restauro del teatro antico. O meglio «Restauro e sistemazione per spettacoli del complesso dei teatri in Pompei scavi». Più che una sistemazione, però, è un rifacimento ex novo. Le gradinate, che esistevano solo in parte, sono state integrate con pietre di tufo giallo. Sostituiti i supporti di ferro sui quali venivano poste assi di legno rimovibili per far sedere gli spettatori. «Il teatro antico non è più il teatro antico, è una nuova struttura - spiegano all'Osservatorio del patrimonio culturale - che lascia più che perplessi. E intorno l'invadenza di questi lavori selvaggi lascia sgomenti». Dieci giorni fa l'Osservatorio ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Ora quelle foto choc fanno parte di un corposo dossier inviato alla Procura della Repubblica. L'inchiesta, spiegano, dovrebbe scattare immediatamente perché su quello che è stato fatto non ci sono dubbi. E i magistrati dovranno capire chi ha autorizzato quei lavori e chi doveva soprintenderli. Questo, infatti, è un giallo. Il commissario straordinario di Pompei, Marcello Fiori, ha spiegato: «Quello è un progetto redatto dal precedente soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e approvato dal ministero generale per l'Archeologia, dal segretario generale, dal capo gabinetto del ministero, dal capo gabinetto della Regione Campania. Nel teatro così restaurato suonerà il 10 giugno il maestro Riccardo Muti». Come dire: non chiedete a me. Va bene, ma allora? Chi deve controllare quali ditte entrano e mettono le mani in uno dei tesori dell'umanità. Secondo i sindacati le gare per l'aggiudicazione dei lavori hanno subito ribassi fino al 40 per cento. «L'evidenza della gravità degli interventi - ha scritto al ministro Bondi l'Osservatorio del patrimonio culturale - è facilmente e banalmente dimostrabile attraverso una rapida ricognizione dell'attuale consistenza del teatro, in particolare della cavea, che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura. L'intervento sul teatro è un vero e proprio inconcepibile scempio compiuto all'interno del monumento archeologico tra i più significativi dell'umanità». E non si chiede solo ai magistrati di intervenire, ma al mondo intero di condannare lo scempio di Pompei. Per gli archeologi, infatti, gli interventi compiuti sono in evidente contrasto con i principi internazionali sulla conservazione del patrimonio storico artistico e con le norme che regolano e tutelano il patrimonio archeologico italiano e mondiale. Gli esperti del pianeta si mobilitano, su internet nascono gruppi che protestano con corpose petizioni. L'ultimo è «Stop killing Pompei ruins», su Facebook che lievita ogni giorno di adesioni. E di sdegno.