04-06-10 ECOMAFIE: GRASSO, SANZIONI MA NO CARCERE A CHI RIPRISTINA DANNI AMBIENTE (ASCA) - Roma, 4 giu - Una sanzione pecunaria ma non il carcere per chi ripristina i danni ambientali causati. E' la ricetta del procurazione nazionale antimafia Piero Grasso, intervenuto oggi alla presentazione del rapporto di Legambiente "Ecomafia 2010". "Noi - ha detto Grasso - pensiamo di dover suggerire al Parlamento di fare una legge che si occupi specificatamente dei delitti contro l'ambiente per poterlo tutelare meglio". Per esempio, ha proseguito, "al di la' della sanzione penale penserei a una discriminante, una non punibilita' o una sanzione pecunaria per chi ripristina i danni ambientali provocati". D'altronde, "e' piu' importante ripristinare l'ambiente che avere una condanna che non risolve il problema". Inoltre, ha concluso il procuratore nazionale antimafia, bisogna cercare "per la parte che riguarda le associazioni criminali di tipo mafioso che commettono reati ambientali, di avere a disposizione tutti gli strumenti che utilizziamo contro la criminalita' organizzata". mapmccss ECOMAFIA: LAZIO DILANIATO TRA PICCOLI E GRANDI REATI (2) (ASCA) - Roma, 4 giu - Il Lazio finisce per "accogliere" perfino rifiuti pericolosi e cancerogeni come l'amianto provenienti dalla Sicilia, come e' avvenuto nella discarica di Pomezia, ma si e' trovato al centro di inquietanti rivelazioni di pentiti di camorra e di mafia che indicano la provincia di Latina come sversatoio di rifiuti pericolosi e addirittura radioattivi, ma anche di traffico di rifiuti provenienti dalle centrali nucleari. Sempre il Lazio e' teatro del disastro della Valle del Fiume Sacco. E Roma e il Lazio partecipano alla guerra in atto nel racket dei rifiuti. Uno stillicidio di atti intimidatori, un'escalation di episodi di cronaca nera che ha visto ben quattro incendi tra Setteville di Guidonia, Vermicino e i quartieri Appio-Tuscolano, Appio Latino, Pietralata, Centocelle e Foro Italico, prova del racket nel settore. La Regione Lazio e' stata anche ribattezzata la "lavanderia del mattone", metafora efficace per definire la speculazione edilizia che in tutto il paese e in particolare nel Lazio ripulisce il denaro proveniente dalle attivita' illegali delle mafie. I proventi dei traffici vengono reinvestiti in mega-alberghi, centri commerciali, residence e simili: le lobby del mattone, con la complicita' di tecnici e funzionari pubblici e la copertura della politica, mirano alle varianti dei Piani regolatori e alla cementificazione di aree in precedenza destinate ad altri usi. E' il caso di Sabaudia (Lt), dove sono finiti sotto sequestro 285 villini; di Pomezia (Rm), dove hanno sequestrato 421 unita' immobiliari, degli scandali legati ai mondiali di nuoto nella capitale, con 33 indagati, piuttosto che della SAFAB in Provincia di Rieti per i lavori di adeguamento della Salaria. "I casi legati alla presenza delle Ecomafie, in particolare nel delicato settore del Ciclo del Cemento, fanno ormai purtroppo parte della quotidianita' delle cronache laziali e rischiano di vedere un'escalation con il nuovo sciagurato condono delle case fantasma che va stoppato subito - ha dichiarato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. L'illegalita' ambientale e' un'illegalita' che lede i nostri diritti. Quel che colpisce nelle cronache del cemento abusivo della nostra regione e' il persistere di episodi nei quali l'abusivismo si esprime nelle pieghe dell'urbanistica "ufficiale': i grandi sequestri riguardano troppo spesso lottizzazioni nate legali e divenute nella loro attuazione abusive. Per questo servono piu' controlli da parte dei Comuni sulla congruita' di quanto viene realizzato rispetto a quanto concesso. Al di la' di una risposta di tipo normativo - ha proseguito Cristiana Avenali - e' necessario agire sul piano educativo, favorendo il diffondersi di una cultura della legalita', forte deterrente contro il dilagare delle Ecomafie. In questo senso vanno le nostre molteplici iniziative dedicate alle nuove generazioni e alle scuole, affiancate dal positivo lavoro svolto grazie all'Osservatorio Ambiente e Legalita' al numero verde 800-911856, che gestiamo con l'Assessorato regionale all'Ambiente e che nel 2009 ha raccolto e vagliato migliaia di segnalazioni giunte direttamente dai cittadini del Lazio. Ad esempio sul caso amianto, dove ci sono decine di discariche abusive, che nascondono serie illegalita' che vanno contrastate con il censimento dei siti a rischio". res-mpdsamlv (Asca) ECOMAFIA: LE MANI DEL RACKET SUI CENTRI COMMERCIALI (ASCA) - Roma, 4 giu - La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta - spiega il Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente - di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno cosi' nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la societa' costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, rileva il Rapporto, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita piu' grossa e' quella che vede al centro Cosa nostra, c'e' anche l'interesse della 'ndrangheta nei poli commerciali calabresi, cosi' come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c'e' il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale. mpdsamrob 4-06-2010 ECOMAFIA: BUFARDECI, SERVONO MISURE PER EVITARE SPECULAZIONI (ASCA) - Palermo, 4 giu - "Misure straordinarie per contrastare le ecomafie che speculano sulla crisi degli agricoltori". E' la richiesta di Titti Bufardeci, assessore alle Risorse agricole della Regione Siciliana, che cosi' commenta i dati diffusi da Coldiretti secondo cui, i prezzi al consumatore di frutta e verdura aumentano anche del 300, nel passaggio dal campo alla tavola. "Nel settore agricolo siamo a un passo dal baratro - spiega Bufardeci - con i produttori che raccolgono una miseria dai prodotti che coltivano e i consumatori che continuano a subire l'impennata dei prezzi al consumo: una catena scellerata che va spezzata, introducendo misure per accorciare la filiera e per creare dei deterrenti alla possibile, probabile, e ormai in parte accertata, infiltrazione criminale nel mondo agricolo". "In Sicilia siamo consapevoli di questo rischio - conclude Bufardeci - e proprio per questo, con la legge finanziaria, oltre a introdurre misure per agevolare la ripresa del settore agricolo e di quello zootecnico, abbiamo introdotto un fondo anti usura per evitare che i nostri agricoltori finiscano nella mani del racket delle estorsioni". rescamrob (Asca) ECOMAFIA: LEGAMBIENTE, IL GIRO D'AFFARI E' DI 20, 5 MLD L'ANNO (AGI) - Roma, 4 giu. - Il volume di affari delle ecomafie non conosce crisi economica: stabile l'immenso giro d'affari, anche quest'anno, pari a 20,5 miliardi di euro. Aumentano gli arresti ( 43, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioe' piu' di 3 l'ora. Aumentano del 33,4 le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell'11 i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737). E' la fotografia scattata da legambiente nella XVII edizione del rapporto "Ecomafia 2010". Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (58 ) e i diversi reati contro l'ambiente marino e costiero. Nella classifica sull'illegalita' ambientale del 2009, il Lazio sale al secondo posto (era al quinto nel 2008), soprattutto per i reati contro il patrimonio faunistico, mentre il suo territorio e' sempre piu' esposto alle infiltrazioni dei clan, in particolare nel Sud pontino, con Latina che si attesta addirittura al terzo posto nella classifica provinciale del ciclo del cemento in Italia. Al primo posto stabile la Campania con 4.874 infrazioni accertate (il 17 sul totale nazionale). Al terzo posto la Calabria, con 2.898 infrazioni seguita dalla Puglia con 2.674 infrazioni. Scende di due posizioni la Sicilia, al quinto posto con 2.520 infrazioni accertate, mentre la Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati: 1.231. Percentuali e numeri sono ricavati dalle attivita' di prevenzione e repressione svolte nel 2009 da tutte le Forze dell'ordine e di Polizia giudiziaria impegnate nelle indagini contro i reati ambientali: Comando tutela ambiente e tutela patrimonio culturale dell'Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Corpi forestali regionali, Polizia di Stato, Direzione investigativa Antimafia, Agenzia delle Dogane, Capitanerie di Porto e Polizia Provinciale. "Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato - si legge nel rapporto di Legambiente -, l'ecomafia si conferma come una holding solida e potente. Eppure, la stima del fatturato globale dell'ecomafia risente quest'anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel Rapporto rifiuti 2010 dell'Ispra. Circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilita', sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante". Non solo, "grazie all'abusivismo edilizio, la somma in nero accumulata, si conferma in 2 miliardi. Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravita'". Nel ciclo dei rifiuti si e' registrato un significativo aumento delle infrazioni accertate: 5.217 nel 2009, erano 3.911 nel 2008, con un incremento del 33,4, ma anche delle denunce (6.249, erano 4.591 l'anno precedente), e degli arresti: 2.429 a fronte dei 2.406 del 2008. La Campania si conferma in testa alla classifica con 810 reati accertati (15,5 del totale nazionale), seguita da Puglia (735 infrazioni), Calabria (386), Sicilia (364) e Toscana (327). Prima regione del Nord e' il Piemonte, ottava, con 270 reati. "Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa - denuncia ancora Legambiente - anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. Manca all'appello il dato relativo ai furti e sui traffici di opere d'arte e reperti archeologici, il cui mercato continua a sfuggire a una precisa quantificazione monetaria, ma che genera una cifra d'affari che, per volume e' seconda solo al traffico internazionale di stupefacenti". Anche per il racket degli animali, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), il giro d'affari "si conferma di 3 miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina". (AGI) .