Presentato il Rapporto Legambiente. Nel 2009 le organizzazioni criminali hanno incassato 20,5 miliardi di euro. Fra i "traffici" più vistosi: le cosche e i rifiuti in Campania, il racket sugli animali, l'abusivismo edilizio. Napolitano: "Prevenzione e azione di contrasto più incisiva" L'ecomafia non va in crisi "G5 criminalità", Italia prima Le mani delle cosche sui rifiuti E' emergenza in Campania ROMA - Nell'Italia indebolita dalla crisi c'è un'organizzazione in buona salute. E' l'ecomafia che non manca di liquidità perché nessuno si può rifiutare di pagare. Non ha bilanci in sofferenza perché nel 2009 è rimasta stabile incassando 20,5 miliardi di euro. Non ha il problema dei mercati che si chiudono perché guadagna spazio rafforzandosi soprattutto nel Lazio che ha conquistato il secondo posto dopo la Campania. Così nel "G5 della criminalità" l'Italia figura in testa. Perdiamo competitività come paese, ma abbiamo la mafia più potente. La ricerca e le industrie più innovative risentono delle incertezze del governo, ma siamo il secondo mercato illegale del pianeta, dopo gli Usa e prima del Giappone e della Cina. E' il ritratto che emerge da "Ecomafia 2010", il rapporto curato da Legambiente 1, con la prefazione di Roberto Saviano e l'introduzione del procuratore antimafia Pietro Grasso, per i tipi di Edizioni Ambiente. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, auspica una "più incisiva" azione di contrasto e una "costante opera di prevenzione" a tutela dell'ambiente. "Il Rapporto - osserva il capo dello Stato - rappresenta anche quest'anno un importante contributo per la conoscenza dei comportamenti criminali che compromettono il nostro patrimonio naturale e per un'approfondita riflessione sugli interventi più idonei". Servono, dice Napolitano, "nuove metodologie di rilevazione e l'adeguamento del quadro normativo al rapido evolversi di un fenomeno criminale in forme sempre più sofisticate e aggressive". E poi, la prevenzione, "incentrata su iniziative volte a promuovere, soprattutto tra le nuove generazioni, la cultura del rispetto e della tutela dell'ambiente". Campania, cosche e rifiuti. Mentre l'emergenza rifiuti in Campania veniva ufficialmente cancellata dal primo gennaio 2009, come se il problema fosse stato risolto, i numeri mostrano una straordinaria attività delle cosche proprio in questo campo: le infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti segnano un più 33 per cento (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009). Un quadro ancora più preciso potrebbe essere tracciato se nel "Rapporto rifiuti 2010" dell'Ispra non mancasse un dato chiave: quello sui rifiuti speciali, categoria molto delicata in cui passa buona parte del traffico illegale. Animali e racket. Tra le altre novità del 2009, anno del pressing per la deregulation sulla caccia, ci sono la crescita dei reati contro la fauna (58 ) e la buona tenuta del racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione 2 (Lav), tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina si conferma un business da 3 miliardi di euro. L'abusivismo edilizio. Alle cosche altri 2 miliardi arrivano dall'abusivismo edilizio e la mafia ha scoperto un nuovo modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente negozi, supermarket e grandi centri. Così si riciclano i soldi accumulati illecitamente e si esercita il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Calcestruzzo, infrastrutture a rischio. Infine cresce l'allarme per il calcestruzzo depotenziato: a rischio strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali, scuole, ospedali e commissariati. Un business molto redditizio per i clan che si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. Nell'elenco delle opere taroccate con calcestruzzo di pessima qualità ci sono gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l'ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il Commissariato di Polizia di Catelvetrano (Tp); per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell'ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell'autostrada Palermo-Messina. L'offensiva contro le ecomafie. A fronte di questo assalto dell'ecomafia c'è comunque un rafforzamento della capacità di risposta. Aumentano gli arresti ( 43, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l'ora. Aumentano del 33,4 le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell'11 i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737). Le richieste al governo. Ma - fa notare il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri - l'offensiva contro l'ecomafia dovrebbe essere sostenuta dal governo con una serie di misure concrete: introduzione dei delitti contro l'ambiente nel codice penale; uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini; bonifica delle aree più inquinate e delle opere pubbliche realizzate con calcestruzzo povero.
la Repubblica
4 Giugno 2010
L'ecomafia non va in crisi "G5 criminalità", Italia prima
AN
Antonio Cianciullo
la Repubblica
Il Rapporto Legambiente 2010 rileva che le organizzazioni criminali hanno incassato 20,5 miliardi di euro nel 2009, con un aumento del 33% rispetto all'anno precedente. Le cosche e i rifiuti in Campania sono tra i "traffici" più vistosi, con un aumento del 33% delle infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti. L'abusivismo edilizio e il racket sugli animali sono altri due settori in cui le cosche hanno trovato un business redditizio. Il calcestruzzo depotenziato è un altro problema, con opere pubbliche e private a rischio.
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