La minaccia di tagliare i fondi travolge la Sovrintendenza. Rossini: «Dovremo ridurre i sopralluoghi» L'allarme dei sindacati: straordinari in ritardo e contratti per i collaboratori congelati. Attendono da cinque anni un inquadramento professionale stabile quelli che sono ancora chiamati «giubilari», ovvero il personale, i guardiasala, che hanno iniziato a lavorare nell'anno del Giubileo VENEZIA Straordinari che slittano di mese in mese e decine di contratti di collaborazione a rischio. Il piatto dei musei veneziani già piange e all'orizzonte sembra delinearsi un futuro catastrofico che potrebbe arrivare a intaccare le spese vive, dalle bollette della luce a quelle del telefono. L'allarme lanciato giovedì scorso sul Corriere dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, a Venezia cade in una situazione di piena incertezza. «So che nel polo museale veneziano spiega Francesco De Crescenze, sindacalista della Cgil si stanno già facendo i salti mortali per far quadrare i conti e nonostante questo il pagamento, ad esempio degli straordinari, non riesce più a essere puntuale». Lo stesso discorso vale per le numerosissime collaborazioni. Attendono da 5 anni un inquadramento professionale stabile quelli che sono ancora chiamati «giubilari», ovvero il personale, i guardiasala, che hanno iniziato a collaborare nell'anno del Giubileo. Restano appesi a un filo di speranza puntualmente deluso di anno in anno anche tutti i collaboratori, gli assistenti tecnici museali, che godono di un contratto di 12 mesi. «Da anni - prosegue De Crescenze - aspettano che si bandisca un concorso per essere regolarmente assunti ma questa sembra essere ormai una speranza vana. È chiaro che la politica è quella di non assumere più nessuno, prova ne sia che ai pensionamenti non segue nessuna nuova assunzione, il tum over è cancellato». Capita che i trentenni laureati con lode, master alla mano, gestiscano in toto, ad esempio a Villa Pisani a Stra, le attività didattiche, le visite guidate e restino in paziente attesa che la situazione si sblocchi. Così anche in centro storico, dove il rischio che si trasformi in legge l'emendamento Giorgetti che propone di decurtare "del 25 i finanziamenti per il dicastero Urbani preoccupa tutti: da chi deve gestire il patrimonio museale a chi si occupa della sovrintendenza di Venezia. «Per ora sono previsioni sottolinea quasi con rito scaramantico Giorgio Rossini, alla guida della sovrintendenza veneziana speriamo non si trasformino in certezze. Penso ai musei ma anche al senso stesso di tenere aperta la sovrintendenza. Senza girarci intorno arriviamo a parlare delle spese vive: se non ci saranno i soldi per le pulizie o per la bolletta della luce che faremo? Necessariamente taglieremo le spese per i sopralluoghi». Vale a dire amputare l'attività principale di tutela e conservazione. «Oltretutto -rincara la dose Rossini - assistiamo a un paradosso. In questi ultimi anni, e il nuovo regolamento dei Beni Culturali ne è un esempio, le categorie dei beni da tutelare si sono molti-plicate, al punto da includere spazi all'aperto come vie o piazze. Contemporaneamente si propone di tagliare per un quarto i già esigui finanziamenti, è antitetico» Dita incrociate e attesa impotente per i dipendenti dei musei che seguono con attenzione l'evolversi dell'iter parlamentare del Dpef, sperando, se non nella sospirata assunzione, almeno nel consueto rinnovo annuale del contratto. Lo scenario prossimo futuro di musei finanziati per il 25 in meno, rimette in discussione l'esistenza stessa delle istituzioni veneziane e i posti di lavoro connessi. «È un piccolo esercito di precari storici conclude De Crescenze entrati con un concorso, lavorano part time sabato e domenica. Aspettano tutti la finanziaria, non si può far altro».
Musei in bolletta, a rischio i controlli
La Sovrintendenza di Venezia è minacciata da tagli dei fondi. I sindacati hanno lanciato un allarme per i contratti di collaborazione che sono in ritardo e per i giubilari che attendono un inquadramento professionale stabile. I collaboratori, gli assistenti tecnici museali, aspettano un rinnovo annuale del contratto, ma sembra essere una speranza vana. La politica è quella di non assumere più nessuno, e i trentenni laureati con lode sono costretti a lavorare part-time. I finanziamenti per il dicastero Urbani sono previsti per il 25% in meno, il che potrebbe portare a tagli nelle spese vive, come le pulizie e la bolletta della luce.
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