IL MUSEO DELLA CERAMICA ESPONE QUATTRO SECOLI Allinizio del Settecento le botteghe locali lavoravano in modo intenso evadendo committenze da tutta lIsola Le mattonelle dipinte e gli albarelli decorati, e ancora boccioni, idrie e manufatti provenienti da raccolte siciliane pubbliche e private: sono un centinaio i preziosi manufatti in mostra per linaugurazione del Museo della ceramica di Burgio, che si apre domenica alle 11 nei locali appena restaurati del convento di Santa Maria delle Grazie (catalogo Edizioni di passaggio). Lallestimento, curato da Bernardo Agrò, è articolato seguendo un modello espositivo dinamico, sintesi di ricerche storico-artistiche, archeologiche ed etnoantropologiche. Lidea è infatti quella di proporre non solo i manufatti ceramici, ma anche di raccontarne le relazioni con il territorio e le modalità di realizzazione, anche attraverso le testimonianze delle famiglie di ceramisti più celebri. I reperti in mostra propongono un itinerario cronologico che va dal Cinquecento allOttocento, e che vede nella produzione seicentesca le sue testimonianze più alte ed importanti. Alcune delle ceramiche in esposizione provengono dai prestiti di Palazzo Abatellis, Museo Pitrè e Fondazione Mormino, ma il nucleo centrale è costituito dalla collezione del ceramista burgitano Carmelo Giallo, che comprende oltre cinquecento mattoni suddivisi in settanta tipologie, una decina di bordure pavimentali, tegole dipinte adoperate per decorare le chiese e mattoni a rilievo. Il mattone più antico della raccolta è un esemplare del Seicento, definito da una decorazione tardo rinascimentale formata da una cornice e da un motivo vegetale che si ritrova nella produzione saccense. Ma è allinizio del Settecento che le botteghe di Burgio lavorano in modo intenso, evadendo ordini non solo per le committenze locali ma in tutta la Sicilia, realizzando motivi e decorazioni che rimarranno modelli importanti e insuperati. A Burgio la produzione smaltata giunge alla fine del Cinquecento, quando arriva un gruppo di maiolicari di Caltagirone, che insegna ai ceramisti locali le tecniche utili per il passaggio dalla terracotta alla maiolica. I calatini applicarono smalti e colori della loro tradizione al vasellame prodotto nelle botteghe di Burgio, integrandosi e al contempo realizzando nuove produzioni artistiche nate da questi scambi. Le prime realizzazioni ispirate ai calatini ebbero colori blu cobalto, giallo ferraccia e verde, che decorarono piatti, ciotole e oggetti di uso domestico con rappresentazioni zoomorfe e antropomorfe: è ipotizzabile inoltre che la produzione di Burgio per gli usi quotidiani approdasse poi ai mercati circostanti di Ribera, Biasacquino, Chiusa Sclafani, Sambuca e altri centri vicini, entrando in competizione con la produzione di Sciacca.
In mostra a Burgio mattonelle e alberelli dal Cinque allOttocento
Il Museo della Ceramica di Burgio si apre domenica alle 11 nei locali restaurati del convento di Santa Maria delle Grazie. L'allestimento è curato da Bernardo Agrò e segue un modello espositivo dinamico, che propone non solo i manufatti ceramici, ma anche le relazioni con il territorio e le modalità di realizzazione. I reperti in mostra propongono un itinerario cronologico che va dal Cinquecento all'Ottocento, con la produzione seicentesca come le sue testimonianze più alte ed importanti. La collezione del ceramista burgitano Carmelo Giallo comprende oltre cinquecento mattoni suddivisi in settanta tipologie.
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