Costanzo Jannotti Pecci non è tipo da mezze misure. Quando un anno fa si candidò alla guida di Federturismo, che raccoglie in Confidustria molte tra le maggiori imprese italiane del settore, lui presidente degli industriali di Benevento e di Federterme aveva come avversario una figura di peso come Giancarlo Elia Valori. E lo sconfisse per un voto, forte del sostegno delle grandi catene alberghiere e dei tour opera-tor, mentre dall'altra parte stavano le Ferrovie pubbliche e Parmatour dei Tanzi. Quando poi Montezemolo si è candidato alla guida di Confindustria, le sue critiche le ha fatte ad alta voce, per poi lavorarci insieme con accresciuto e reciproco sostegno. Insomma, è uno che non le manda a dire. Il Foglio due giorni fa ha definito ingenerose le polemiche sul turismo di Confindustria contro il governo, visto che con la legge 135 del 2001 la competenza è passata alle Regioni. Ed ecco che il presidente di Federturismo non ci sta, chiarisce e rilancia. "E' vero che la competenza è regionale. Ma è proprio questo il punto. Da un anno sostengo che non ha senso che i 200 milioni di euro spesi in promozione dalle Regioni finiscano polverizzati in 20 strategie diverse, mentre ci troviamo ad affrontare strategìe nazionali assai competitive come quelle di Spagna e Grecia. Se si comincia finalmente a prender coscienza che la devolution deve essere corretta, si deve anche a campagne come la nostra". Volete tornare alla competenza statale? "Non si tratta di questo. E' dallo scorso autunno che abbiamo definito un'iniziativa a tappe. Insieme alle altre organizzazioni di categoria di Confcommercio e Confesercenti. d'accordo con le Regioni, e con l'esplicita disponibilità dei 130 parlamentari di maggioranza e opposizione che hanno costituito l'osservatorio sul turismo. L'Enit così com'è non serve più, perché le Regioni non ne fanno parte. Abbiamo allora disegnato insieme un'Agenzia nazionale per il turismo in cui operatori, Regioni e Stato siano presenti insieme per coordinarsi. Non comporta nemmeno aggravi di spesa pubblica, perché a quel punto le Regioni farebbero confluire le proprie risorse. La Conferenza Stato-Regioni del 30 aprile diede disco verde. Ma da allora non si è mosso più nulla. E gli effetti si vedono in questa stagione turistica, che si presentava sotto l'au-spicio di un miglioramento del 4 per cento e potrebbe chiudersi invece in calo del 5, con forti diminuzioni di flussi dall'estero come quelli della Germania. Stiamo parlando di un settore che pesa per il 12 per cento del pii e quasi il 10 per cento degli occupati, con 150 miliardi di euro di ricavi in ballo". Ma a chi si appunta, in particolare, la censura degli industriali? "Ci rivolgiamo direttamente al premier. Berlusconi ha più volte detto che turismo, beni culturali e ambientali sono il petrolio dell'Italia. Prenda allora direttamente lui in mano la questione. Vari l'Agenzia, in occasione della Conferenza nazionale del turismo il prossimo 20 e 21 settembre. Gianni Letta, quando in primavera ne definimmo lo schema, si rivelò attento e sensibile. Come la cosa si sia arenata al ministero delle Attività produttive non so dire, ma l'essenziale è uscire dall'immobilismo che ci fa perdere colpi sul mercato internazionale". In realtà, erano circolate voci di decreto legge. "Verissimo, e avvicinandosi l'estate sarebbero pienamente ricorsi anche i requisiti prescritti di necessità e urgenza. Il Quirinale è più volte intervenuto, sottolineando l'importanza che sia l'Italia in quanto tale, a darsi una strategia". Intanto però con la Finanziaria si annunciano tagli pesanti di spesa, altro che nuove risorse. Anche su questo Jannotti ha le idee chiare. "La finanza pubblica va rimessa in ordine. Ma seguendo priorità. Tagliare risorse ai beni culturali e ambientali, quando a tenere i flussi turistici pregiati nel corso di quest'estate sono soprattutto le città d'arte, è un nonsenso assoluto. Ha ragione Giuliano Urbani, il suo appello appassionato va raccolto". Ma non è che le imprese del settore, polverizzate come sono in Italia, sono poco competitive rispetto alla concorrenza straniera? "Certo che sì, e su questo ci stiamo muovendo. Ma proprio perché Berlusconi da imprenditore conosce la realtà, può oggi dare un contributo decisivo. Per accrescere l'appeal della nostra offerta turistica, piantiamola di muoverci come nani. Mille campanili non fanno una strategia, in questo aveva ragione il Foglio. Quindi, ri-mediamo senza perdere altro tempo".
Perché Confindustria chiede a Berlusconi l'Agenzia del turismo
Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo, ha espresso le sue opinioni sul turismo in Italia. Ha affermato che la competenza sul turismo è regionale, ma che le strategie regionali sono diverse e non competitive con quelle di altri paesi. Ha proposto l'istituzione di un'Agenzia nazionale per il turismo, in cui operatori, Regioni e Stato siano presenti insieme per coordinarsi. Ha anche criticato le polemiche sul turismo contro il governo, affermando che il premier, Berlusconi, deve prendere in mano la questione. Inoltre, ha espresso la sua disapprovazione per i tagli di spesa previsti nella Finanziaria, che potrebbero danneggiare il settore del turismo.
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