Cinquemila firme e una serie di manifestazioni contro la chiusura dellEti. In forse 145 posti di lavoro ROMA - Labolizione dellEnte Teatrale Italiano con il decreto legge del 31 maggio, soppressione avvenuta in una lista che comprende enti per le conserve alimentari, oli e grassi, e merci varie, avrebbe ispirato Ionesco e Campanile. Ma con questo taglio non cè da scherzare, e la campagna di sostegno allEti conta già circa 5000 adesioni (Martone, Emma Dante, Giuliana Lojodice, Bellocchio, Mauri-Sturno, Gifuni, Lo Cascio, Baliani, Lombardi-Tiezzi...). Sè pensato a un casuale taglio contro un ente pubblico culturale - non "salvato" come il Centro Sperimentale di Cinematografia - ma al Gr1 il sottosegretario Giro ha accusato ieri lEti di non fare ricerca («Basiamo tutto su progettualità e promozione di nuovi talenti e magisteri del teatro» risponde il direttore dellEti Ninni Cutaia), e di spendere, su 11 milioni annui, 9 milioni e mezzo per il personale («Gli stipendi ammontano a 6 milioni e mezzo» ribatte il presidente Giuseppe Ferrazza). Ora si spera che entro 60 giorni lo salvi un emendamento. «Io mi sono formato con lEti che operava il decentramento - riflette Toni Servillo - e che ha sempre favorito nuove compagnie e realtà regionali. Senza, ci sarà un buio piatto». Il Teatro Valle di Roma, la Pergola di Firenze e il Duse di Bologna, in carico allEti, sarebbero gestiti dal Ministero dei Beni Culturali, che assumerebbe 28 dipendenti pubblici dellente, non si sa cosa accadrà dei 145 con contratto privato. Lunedì sono previsti un raduno a piazza Navona e una serata al Duse di Bologna, martedì una protesta alla Pergola di Firenze e mercoledì al Valle di Roma.