Il gallerista Cardi ha già mostrato informalmente il progetto a Letizia Moratti, che lo trova "bellissimo" In via Croce rossa, con lok del sindaco e di Armani Venti metri di lato e alto più piani, sarebbe sede della "Cardi Black Box" socie Barbara Berlusconi e Martina Mondadori Opera di Aldo Rossi, la monumentale fontana di marmo è oggetto da anni di polemiche e di richieste di spostarla altrove Non più, quindi, il cubo fatto dello stesso marmo che riveste il Duomo, bersaglio da sempre di polemiche accese, ma una scatola nera che dovrebbe dominare lo spazio tra via Manzoni e via Giardini: è così che Cardi , la terza figlia del premier e laltra socia fondatrice di "Cardi black box", Martina Mondadori (figlia di Leonardo) vogliono la futura sede della particolare - e ben introdotta - galleria darte contemporanea da un anno aperta in corso di Porta Nuova. Più di unidea, quella della galleria che sfratta il monumento per diventare un polo di attrazione della Milano dellarte, della cultura, dellalta società: perché i giovani imprenditori hanno già incontrato tre volte lassessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, portandogli rendering e piani finanziari del progetto. E durante una serata mondana nella sede attuale della galleria la proposta è stata avanzata direttamente al sindaco Moratti che, come il suo assessore, lavrebbe trovata molto interessante, anzi «bellissima», raccontano i testimoni dellincontro. Giudizio espresso anche da un possibile sponsor deccezione del "cubo nero": Giorgio Armani, che ha le vetrine del suo show-room che si affacciano proprio sulla piazzetta dominata dal monumento, ormai coperto da ponteggi da più di un anno. Non lha mai amato, quel monumento che da sempre attira fatalmente i piccioni e le cartacce: e già alcuni anni fa lo stilista aveva lanciato lidea di spostarlo, offrendosi di trovargli una dimora alternativa. Ora lo stilista avrebbe sposato il progetto del giovane Cardi, che con la sua galleria amata anche dai vip fa oltre 5mila visitatori al mese. E si sarebbe detto pronto a finanziare il cubo: 3 o 4 piani da 400 metri quadri luno (la base misurerebbe venti metri per venti), spazio per le opere darte ma anche bookshop, area wi-fi, un caffè, magari proprio legato a quello di Armani che affaccia sulla piazzetta. Una sorta di "Kunsthalle", sulla scorta delle esperienze del nord Europa, aperta tutti i giorni dalle 9 alle 23. Nonostante le buone entrature dei soci della galleria e la sicurezza economica degli investimenti, per ora il progetto è ancora fermo in attesa negli uffici, condividendo questa sorte con un altro cubo, quello che la Apple vorrebbe realizzare come suo primo store milanese. E se il colosso dellinformatica, dopo il no su piazza Duomo, si sta orientando verso altri luoghi della città, anche la Cardi black box ha proposto due indirizzi alternativi: davanti al Castello (dove a Natale cera una maxi installazione di Led) e in piazza Meda, sopra il nuovo parcheggio. Bisognerà capire, ora, come muoversi in una situazione delicata: perché, se è pur vero che lopera di Aldo Rossi dedicata al presidente-partigiano subito dopo la sua morte ha suscitato nel tempo molte critiche (le cronache raccontano delle incursioni provocatorie contro il cubo di Stefano Zecchi e dellaennino Staiti di Cuddia), di certo è difficile immaginare uno sgarbo alla memoria di uno dei presidenti più amati dagli italiani. Così, negli uffici del Comune interessati al possibile avvicendamento tra i cubi, si pensa a una collocazione diversa dellopera di Rossi donata alla città dalla Mm, magari nel futuro quartiere di Porta Nuova (anni fa il vicesindaco De Corato, non proprio un fan dellopera, aveva proposto di spostarlo al Corvetto). Decisioni che comunque dovranno aspettare lo scioglimento di un altro nodo: il monumento doveva essere restaurato assieme ad altri dalla Impredcost, la società che aveva ottenuto lappalto dal ministero dei Beni culturali in tutta Italia. In realtà è impacchettato inutilmente da mesi, visto che i lavori si sono fermati. Il Comune, stanco di aspettare, ha deciso di riprendersi il cantiere del monumento e di terminare in proprio il restauro: martedì i giudici del Tar discuteranno il ricorso della società, che chiede continuare i lavori e di riavere il permesso - ormai scaduto - di piazzare sui teloni del cantiere manifesti pubblicitari.