Basterebbe una sola dichiarazione tra quelle rilasciate dal soprintendente archeologico Adriano La Regina al nostro Edoardo Sassi («da vent'anni qui non non si assume un archeologo, e parliamo del più importante complesso del mondo, allucinante») per mettere a fuoco il rischio che corrono sia una delle principali industrie della città, ovvero il turismo, che l'identità culturale stessa di Roma. Una soprintendenza archeologica che non può assicurarsi il ricambio dei quadri dirigenti è destinata prima a paralizzarsi e poi a morire: non c'è nulla di più vivo di un luogo che ha continuo bisogno di studi, accertamenti, analisi. La minaccia di dimissioni del ministro Giuliano Urbani per i possibili tagli alle spese correnti del suo dicastero ha sicuramente scatenato un effetto positivo: la presa di coscienza collettiva di un problema particolarmente drammatico per Roma. La Regina, per fortuna della città, non è tipo da ricorrere a superflue edulcorazioni: «Si passerebbe da una logica di offerta culturale a una di pura conservazione». Cioè un arretramento di decenni in un settore che da Alberto Ronchey in poi, magari tra contraddizioni e inciampi, ha spesso gettato il cuore oltre l'ostacolo. Come esempio basterebbe l'invenzione dell'estrazione straordinaria del Lotto del mercoledì: eccezionale uovo di colombo per raccogliere nuove energie economiche. Il taglio del 25 ai fondi ordinari riporterebbe i musei romani agli anni Cinquanta: continue chiusure parziali o totali, orari ridotti. Ma purtroppo la realtà già supera la fantasia. Ancora La Regina racconta che la sua soprintendenza speciale (col bilancio in ordine) deve cèdere un terzo di risorse guadagnate alle soprintendenze meno ricche. Rieccoci alle mancate assunzioni dì nuovi archeologi: ci si limita a tenere in piedi quel che c'è perché, molto italianamente, sparisce il denaro destinato alle ricerche, agli scavi. Qui c'è poco da essere ottimisti o 'pessimisti. L'unica via percorribile è 'mantenere sempre alta la guardia, come sollecita Adriano La Regina. C'è chilo attacca per la sua severa intransigenza. Ben venga, invece. Perché Roma è sempre in bilico tra consapevolezza e disattenzione, tra vigilanza e noncuranza. Sta cambiando anche la percezione di «soglia di rischio», come dimostra la recente polemica sui platani secolari del lungotevere Marzio che corrono in parte (forse, chissà, non si capisce bene) seri pericoli di sopravvivenza per il progetto di un mega-parcheggio sotterraneo. Anche Dacia Marami si è allarmata, l'assessore Claudio Minelli ha giurato che non cadrà alcun albero. Vedremo. Ma un progetto simile, solo qualche anno fa, sarebbe stato impensabile, scandaloso. E invece eccolo cmi, al centro di un dibattito reale. Così come impensabile poteva sembrare la possibile chiusura del Colosseo per mancanza di fondi per pulirlo. Quindi meglio preoccuparsi, non lasciar andare, arrabbiarsi come fa La Regina. Magari alla fine qualche museo chiuderà davvero, o i platani cadranno. Ma almeno qualcuno si sarà battuto.
L'ALLARME NECESSARIO Tagli ai fondi per la cultura
Il soprintendente archeologico Adriano La Regina ha espresso preoccupazioni sulla situazione del settore archeologico a Roma, a causa della mancanza di ricambio dei quadri dirigenti e della minaccia di tagli alle spese. La Regina ha affermato che la sua soprintendenza speciale deve cedere un terzo di risorse guadagnate alle soprintendenze meno ricche, il che porterà a continue chiusure parziali o totali dei musei e orari ridotti. La situazione è considerata drammatica per il turismo e l'identità culturale di Roma. La Regina ha chiamato a "mantenere sempre alta la guardia" per prevenire la paralisi e la morte del settore.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo