Il tesoro che Princeton deve restituire allItalia è più ricco degli otto capolavori etruschi, apuli e attici già in fase di rientro dopo essere stati scavati dai tombaroli e portati di nascosto negli Usa. Nellelenco del "bottino" stilato dalla procura di Roma cè unaltra quindicina di preziosi reperti conservati nelle vetrine o nei depositi del museo dellUniversità nel New Jersey. Cui va aggiunta unaltra ventina di pezzi sparsi nelle maggiori collezioni statunitensi. Ed è con laccusa di esportazione illegale e riciclaggio che è stato chiesto il rinvio a giudizio per lacquirente, J. Michael Padgett, curatore della sezione di antichità al Princeton University Museum of Art, e per il suo fornitore, Edoardo Almagià, mercante italiano da molti anni negli Usa e implicato in diversi traffici di reperti archeologici provenienti dal Mediterraneo. La vicenda del furto è ricostruita dal New York Times che segnala la presenza di altri due imputati nellinchiesta condotta dal pm Francesco Ciardi, che ha proseguito il lavoro iniziato dal collega Paolo Giorgio Ferri, e dal Comando carabinieri Nucleo tutela del patrimonio culturale. In base agli accordi stipulati nel 2007 con lallora ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, entro il 29 ottobre 2011 Princeton deve restituire, tra laltro, una ceramica apula del cosiddetto pittore di Dario e una attica di mano forse del pittore di Cleofrade. Ma nellelenco dei pezzi italiani "venduti, donati o prestati" da Almagià a Princeton con la complicità di Padgett, ci sarebbe anche, scrive Hugh Eakin sul Nyt, un cratere attribuito alla mano di Eufronio, autore del celebre vaso a figure rosse rientrato nel 2008 a Roma dal Metropolitan di New York dopo una lunga battaglia legale e oggi conservato al Museo etrusco di Valle Giulia. Proprio il Met conserverebbe frammenti di ceramiche di illecita provenienza e forniti da Almagià, alunno a Princeton e "supporter" del museo quando era mercante a New York dove, nel 2006, le autorità americane sequestrarono reperti archeologici trovati nel suo appartamento. Il mercante italiano, che ha definito le accuse «assolutamente ridicole», dagli anni Ottanta avrebbe venduto ceramiche, marmi e bronzi di provenienza illegale ad altre collezioni Usa, quale il Museum of Fine Arts di Boston o i musei di Cleveland, Dallas, Toledo, Tampa.