Mozart, Bizet e Vivaldi contro i tagli il San Carlo apre alla città per protesta La sovrintendente Purchia: "Non si può stare dalla parte di chi colpisce la cultura" Mozart, Bizet, Schubert, Vivaldi, ma anche Morricone e Nino Rota. Ecco i volti della protesta del teatro San Carlo, contro il decreto Bondi sulle fondazioni lirico-sinfoniche e la manovra economica del governo, che prevede tagli per gli enti culturali. "Porte aperte al San Carlo": i musicisti e i cantanti del Massimo napoletano, con le associazioni sindacali, hanno aperto il teatro alla città con spettacoli e concerti per tutta la giornata. E Napoli ha risposto entusiasta. Allentrata un dipendente del teatro distribuisce volantini colorati con la lettera aperta al ministro e sul retro il programma della giornata, che si apre in mattinata con un quintetto darchi, che suona il Requiem Kv 626 di Mozart, e si chiude, nel giorno della festa della Repubblica con "Va pensiero" del "Nabucco" di Verdi, inno scelto dai lavoratori del San Carlo come colonna sonora della loro protesta. Lo avevano eseguito anche due settimane fa durante la prima manifestazione di protesta, con il concerto itinerante per la città. I concerti sono nel vecchio foyer restaurato. Centinaia i cittadini e i turisti che rimangono ore seduti a godersi la musica, o che approfittano del teatro aperto per visitare le sale del San Carlo restaurato durante il commissariato di Salvatore Nastasi. Tantissimi gli stranieri: giapponesi, francesi, tedeschi. Molti anche i napoletani. Tra i corridoi del San Carlo anche la prima sovrintendente donna del teatro, Rosanna Purchia, che ha scelto di appoggiare la protesta dei lavoratori, perché «non si può mai stare dalla parte di chi colpisce la cultura». «Se il decreto verrà convertito così comè - spiega Michele Maddaloni, segretario regionale della Uilcom-Uil e dal 1983 tenore nel coro del Massimo napoletano - saranno bloccate le assunzioni fino al 2013, decurtati gli stipendi del 40 per cento e riportati gli organici ai livelli del 1973. Non si incentiva lingresso dei privati nelle fondazioni. La Scala di Milano, che ha grandi contributi extra-istituzionali, potrà raccogliere ancora più fondi. Questo per noi è federalismo culturale». Nel frattempo, aggiunge il segretario generale della Federazione italiana autonoma lavoratori dello spettacolo (Fials-Cisal), Michele Spizzica, «gli enti locali continuano a pagare i contributi in ritardo, versando nel 2010 quelli del 2007. Il decreto non fa altro che far pagare ai lavoratori il malfunzionamento della politica». Ecco contro cosa protestano coristi, musicisti e danzatori. Ma al San Carlo invece di incrociare le braccia prendono i loro strumenti e suonano Debussy, Mozart e Schubert. Manifestano contro i tagli con larte e la cultura. Al mattino programma classico. Nel pomeriggio la "Horns Ansemble" ha riproposto le colonne sonore dei lungometraggi che hanno fatto la storia del cinema, da "Cera una volta in America" a "La vita è bella", passando per "Schindlers list" e "Per un pugno di dollari". In serata lorchestra del San Carlo ha concluso la giornata di protesta con brani della "Traviata" di Verdi, dei "Carmina Burana" di Orff e di Wagner. «Che bello vedere il foyer pieno di gente - commenta Raffaele Di Donna, un flautista dellorchestra - e capire che è sufficiente aprire i teatri per ottenere un grande successo. Li tengono chiusi e poi ci accusano di essere dei fannulloni. Tagliano i fondi perché rappresentiamo il 78 per cento delle spese del teatro. Sarebbe come meravigliarsi di dover pagare unautista per far viaggiare un autobus».
NAPOLI - Spettacoli e concerti per tutta la giornata nel vecchio foyer restaurato
Il teatro San Carlo di Napoli ha aperto le porte alla città per protesta contro il decreto Bondi sulle fondazioni lirico-sinfoniche e la manovra economica del governo. I musicisti e i cantanti del teatro, con le associazioni sindacali, hanno organizzato spettacoli e concerti per tutta la giornata. Il programma include quintetti, colonne sonore del cinema e opere di Verdi. La sovrintendente Rosanna Purchia ha appoggiato la protesta, affermando che non si può mai stare dalla parte di chi colpisce la cultura. I tagli previsti dal decreto potrebbero bloccare le assunzioni, decurtare gli stipendi e riportare gli organici ai livelli del 1973.
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