Un grido di dolore ma segnali di fiducia: «Sono convinto che con la Finanziaria il governo riuscirà ad aggirare l'ostacolo» Le anfore di epoca romana ritrovate su uno dei tre relitti a I largo di Capri. La nave risale al I sec. d.C. L'opposizione tende la mano: «Questo esecutivo considera l'arte una ricchezza da depredare o svendere Ma faremo la nostra pane con emendamenti per i Beni». UN'IMMERSIONE a bordo di un mini sommergibile, a 120 metri di profondità nelle acque di Capri, per il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani che ieri ha ammirato l'ultimo ritrovamento di reperti avvenuto grazie al progetto Archeomar, di cui ha tracciato un bilancio: le scoperte nel mare caprese sono infatti uno dei risultati dell'operazione varata nei mesi scorsi dal ministero per una mappatura dei siti archeologici sommersi di Puglia, Basilicata, Campania e Calabria. Ma in una giornata che avrebbe dovuto offrire un'immagine tutta in positivo, ha dominato il grido di dolore lanciato dallo stesso ministro sul rischio di pesanti tagli alle risorse destinate ai Beni Culturali. Urbani è tornato sull'allarme costituito dai tagli del 25 delle spese per il funzionamento di musei e siti archeologici, possibile conseguenza di un emendamento alla manovra sui conti pubblici, anche se si è mostrato fiducioso nella capacità del governo di aggirare l'ostacolo. «Sono convinto che con la finanziaria rimedieremo alla proposta di tagli ai beni culturali - ha detto il ministro -. Non credo che il paese meriti né condivida un autogol di questo genere». «L1 emendamento è di iniziativa parlamentare. Ma è chiaro che senza il parere favorevole del governo la maggioranza non lo voterà. Credo che presentandolo non ci si è resi conto di che cosa si faceva. Comunque sono sicuro che rimedieremo». Ma il ministro, che ha chiesto al presidente del Consiglio Berlusconi di intervenire, ha anche ribadito di essere deciso ad andare fino in fondo nel caso l'allarme non fosse raccolto: «Sono l'uomo" dello sviluppo, non sono disposto a essere il gestore del fallimento, e non sono un uomo per tutte le stagioni, né mi si può chiedere di esserlo». I tagli, dice chiaramente Urbani, che pure si mostra ottimista sulla possibilità di evitare il peggio, potrebbero mettere a rischio chiusura «tutti i grandi musei, che sono quelli che costano di più in termini di spese di pulizia», compreso il museo degli Uffizi. Allarme condiviso dai sindacati («La situazione descritta dal ministro è in realtà anche peggiore», accusano da Firenze Cgil e Cisl) e dalla direttrice della Galleria degli Uffizi, Anna Maria Petrioli Tofani: «Mi trovo d'accordo con il ministro quando rivendica più1 attenzione per il settore da parte dell'intero governo». La sortita del ministro non poteva non alimentare il fuoco delle polemiche con le opposizioni pronte a rilanciare e in qualche caso a tendere una mano. Come l'ex ministro della Cultura Giovanna Melandri, che però non rinuncia ad attaccare il governo Berlusconi: «Urbani ha finalmente ammesso ciò che è stato evidente fin dal primo momento: questo governo considera la Cultura non una risorsa su cui investire, ma una ricchezza da depredare, vendere o svendere per fare cassa». Ma «se il ministro saprà aggregare i deputati della sua maggioranza - aggiunge la deputata Ds - sappia che l'opposizione sarà disponibile ancora una volta a fare la sua parte». Sulla stessa linea la Margherita che con il componente della Commissione Cultura della Camera An-drea Colasio «si impegna a lanciare una zattera». «Presenteremo emendamenti utili alle politiche dei beni culturali», assicura rinfacciando a Urbani «la dura realtà, quella dei tagli costanti e ineludibili per il suo ministero». Dura presa di posizione anche dei Verdi con il presidente Alfonso Pecoraro Scanio: «La prossima Finanziaria rischia di rappresentare la mazzata decisiva per i beni culturali. Se ne è accorto anche il ministro dormiente Urbani? Significa allora che l'allarme ha superato il livello di guardia». «Temiamo - aggiunge - che vogliano tagliare ulteriormente i fondi pubblici dai beni culturali per poi aver mano libera nelle privatizzazioni, per aver mano libera nella svendita del patrimonio culturale». Ma da Pecoraro arriva anche una proposta: «Se davvero Urbani vorrà arrivare sino in fondo alla sua denuncia dovrà appoggiare la nostra battaglia per ridurre i fondi delle spese militari per destinarli a servizi, cooperazione e beni culturali, massacrati da questo governo». E se l'allarme di Urbani alimenta il dibattito politico, scende in campo anche il mondo della cultura: «Su una cosa non dovrebbe esserci discussione: l'Italia, essendo il più grande giacimento culturale al mondo, deve dedicare tutte le risorse necessarie per valorizzare questo asset», sostiene Davide Croff, presidente della Biennale. Sui possibili tagli interviene anche il direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Salvatore Settis: «II nostro patrimonio culturale non è un lusso né un optional, ma rappresenta il cuore del paese. Nel momento in cui viene pugnalato dal governo stesso, i cittadini devono protestare e il governo deve sanare quello che è un errore politico ma anche tecnico». Settis parla di «completa incoerenza del governo» e da ragione al ministro «quando dice che è criminale tagliare del 25 per cento le spese e gli investimenti destinati al nostro patrimonio culturale».
Urbani: lotterò per i soldi alla cultura
Il ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, ha espresso preoccupazione per i tagli previsti nella Finanziaria che potrebbero mettere a rischio la chiusura dei grandi musei. Urbani è convinto che il governo riuscirà ad aggirare l'ostacolo e ha chiesto al presidente del Consiglio Berlusconi di intervenire. L'allarme è stato condiviso dai sindacati e dalla direttrice della Galleria degli Uffizi. Le opposizioni hanno già iniziato a tendere una mano e presentare emendamenti per i Beni Culturali. Il governo è considerato da alcuni come un autogol che vuole privare il paese di una risorsa importante.
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