Non rischiano scuola archeologica di Atene, Triennale e Quadriennale ROMA Sarà direttamente il ministro Sandro Bondi a decidere come e dove tagliare quel 50 di contributi statali che la Finanziaria 2010 sottrae alla cultura. I 232 tra enti, istituti, fondazioni, associazioni culturali che nel 2009 avevano ricevuto complessivamente 21,5 milioni di euro quest'anno non ne riceveranno dal Tesoro 10,7: è la quota del risparmio chiesto da Tremonti. Ma, a differenza della prima stesura, saranno i tecnici del ministero di Bondi (e dell'Istruzione, perché una piccola parte coinvolge anche il dicastero guidato dal ministro Maria Stella Gelmini) a stabilire la quota. Tutto merito dello stralcio del listone, deciso ieri mattina dopo le forti proteste del ministro («sono stato esautorato») e i «no» del Quirinale. Bondi adesso si dichiara soddisfatto: «Ringrazio il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il ministro Tremonti e il dottor Gianni Letta per la sensibilità che hanno dimostrato. Mi metterò al lavoro come sempre, con l'assoluta convinzione della necessità e giustezza della manovra e coinvolgendo tutti i colleghi ministri, presidenti dei gruppi parlamentari e l'intero mondo della cultura su come e in che modo ridurre le spese inutili salvaguardando le eccellenze e le testimonianze più alte della nostra cultura». Bondi avrà 60 giorni di tempo per presentare la sua lista. Si metterà subito all'opera, per esempio, il direttore generale per i Beni librari e gli Istituti culturali, Maurizio Fallace. Il quale si dice «soddisfatissimo per il modo in cui il ministro si è battuto, veramente mettendoci l'anima, e ottenendo un gran risultato». Sulla sua scrivania transiteranno bilanci e risultati di enti e associazioni. Difficile, dopo le osservazioni del Quirinale, che qualcuno metta per esempio in discussione la Scuola archeologica di AteneRoma. Commenta Andrea Carandini, archeologo e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali: «Si tratta di un'istituzione apprezzata a livello mondiale, ed è l'unico ente statale che abbia sede al di fuori del nostro territorio. Comunque Bondi, in queste ore, ha oggettivamente sventato una prospettiva spaventosa, drammatica per le radici stesse delle nostre istituzioni culturali». Non correrà rischi la prestigiosa Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, la Domus Galilaeana di Pisa, l'Istituto degli studi filosofici di Napoli (Gerardo Marotta). Soprattutto le grandi fondazioni: Quadriennale di Roma (il presidente Gino Agnese ha già fatto sapere che rinuncerà allo stipendio), Triennale di Milano, Cini di Venezia, Istituto del Dramma antico, lo stesso Festival di Spoleto, a un passo dall'avvio (presieduto da Giorgio Ferrara e grazie a lui da poco uscito da una durissima crisi finanziaria e gestionale), così come la Fondazione Poldi Pezzoli a Milano o l'Accademia musicale Chigiana, l'Arena di Verona, il Petruzzelli di Bari. Ma sono solo alcuni, esemplificativi casi di ciò che verrà tutelato. Bondi ha già individuato alcune «eccellenze», insomma, che non intende mettere in discussione. Al ministero stanno anche riepilogando tutte le voci di spesa per individuare possibili fondi aggiuntivi (attraverso la società Arcus? E' una delle tante voci). Se Bondi riuscisse nell'impresa, l'allarme di fatto si ridurrebbe a pochi casi. Tra due mesi si capirà. Bondi incontrerà presto anche Roberto Ciccutto, presidente di Cinecittà. Il ministro ieri aveva definito l'ente (peraltro non inserito nella lista) «una scatola vuota». Poi i due si sono parlati e Ciccutto conta di esporre a Bondi i risultati del risanamento economico.