Conti in tasca e occhi sui bilanci, gli istituti culturali cittadini guardano con apprensione alle notizie che arrivano da Roma. È alministero dell'Economia che si decide la sorte degli enti bolognesi, con la sensazione, diffusa tra chi si occupa di cultura in città, che si tratti di vittime sacrificali di una pura operazione di ragioneria. Poco importa che tra le vittime dei tagli ci sia il palco storico delle stagioni di prosa bolognesi, il tatro Duse. A cui toccherebbe, con la soppressione dell'Eti, di calare il sipario. Nella lista del ministero, poi, compaiono altri istituti per cui si parla di sospensione del contributo statale. Come l'Istituto di scienze religiose Giovanni XXIII: «In discussione è una cifra che va da 130 mila euro a 220 mila spiega Alberto Melloni, che guida l'Istituto . Dal 10 al 20 per cento del bilancio». Crisi anche per l'Accademia Filarmonica, dove in gioco ci sono 20 mila euro del Fus per i concerti, altri 10 mila per la biblioteca e cifre ancora più alte per l'orchestra Mozart: tagli che dimezzeranno il bilancio. L'Istituto Cattaneo ha visto ridursi i finanziamenti negli ultimi anni: oggi rappresentano un 3 per cento comunque fondamentale. L'Accademia delle Scienze teme per 50 o 70mila euro, che potrebbero incidere fino al 40 per cento del bilancio. «Si tratta di cifre anche basse commenta l'architetto Pier Luigi Cervellati con cui lo stato coltivava le attività culturali. Oggi, al contrario, interviene come una falce indiscriminata sull'identità di una città». Anche perché sulle scelte fatte a Roma si nutrono seri dubbi: «I tagli sono sempre dolorosi, ma in più non sembrano ben diretti a ridurre gli sprechi osserva il presidente del Mulino, Luigi Pedrazzi . Si tagliano i contributi a istituti che producevano molto con poco, e si mantengono quelli che costano tanto e fanno poco». Per Andrea Emiliani, che è stato per anni soprintendente ai Beni artistici e storici, la manovra «è incosciente»: «Nel senso che è condotta nella totale non conoscenza della situazione, solo sui bilanci, senza aver presente ciò che si va a colpire». Eppure a Roma «gli strumenti per verificare ci sarebbero», spiega il direttore delle librerie Coop, Romano Montroni: «La manovra però ha tutta l'aria di una decisione improvvisata, fatta in fretta, in assenza di pianificazione». Ma anche se al ministero avessero cognizione «dei disastri che combinano nei territori, come la chiusura del Duse, forse non gli importerebbe», osserva amara Silvia Evangelisti, a capo di Arte Fiera: «Ormai la cultura è vista come un costo da tagliare». E la mancanza di pianificazione, per il direttore del Mambo Gianfranco Maraniello, «si evince sui tagli, come sugli investimenti. Si dovrebbe invece pensare a cosa è strategico e cosa non lo è. La politica deve essere il luogo delle scelte». Invece oggi chi guida un ente «deve essere sempre informato su ciò che accade in borsa, perché la finanza influisce sui limiti di spesa dei governi, che poi portano ai tagli, e sulla disponibilità economica delle fondazioni». Come a dire che la sorte delle attività culturali di Bologna è decisa molto più lontano di Roma, tra Atene e Wall Street.
Dalle cifre agli appelli, l'allarme della cultura targata. Bologna: Così distruggono chi fa tanto con poco
L'amministrazione dell'Economia ha deciso di tagliare i contributi statali agli istituti culturali cittadini, tra cui il teatro Duse e l'Accademia Filarmonica. I tagli sono stati definiti "operazione di ragioneria" e sono stati calcolati in base ai bilanci, senza considerare l'impatto reale sulle attività culturali. L'Istituto Cattaneo e l'Accademia delle Scienze sono tra le istituzioni che rischiano di subire tagli significativi. L'architetto Pier Luigi Cervellati ha criticato la manovra, affermando che si tratta di una "falce indiscriminata" sull'identità di una città.
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