L'Ente Teatrale Italiano è finito nel calderone dei 19 enti pubblici «inutili», in compagnia dell'Istituto Nazionale Conserve Alimentari, quello degli olii combustibili, delle sementi o delle pelli e materie concianti. «Con tutto il rispetto, hanno altre finalità», dice con un eufemismo Ninni Cutaia, direttore generale dell'Eti. Si tratta degli enti che sono stati soppressi dalla manovra finanziaria, altra cosa dalle 232 Fondazioni (festival, musei, archivi finanziati anche dal ministero dei Beni Culturali), fra le quali il ministro Bondi, dopo i dissensi con Tremonti, dovrà decidere quali salvare. Teatro Valle è di proprietà dell'Ente Teatrale Italiano In questa seconda lista nera, L'Eti è l'unico organismo culturale finito dietro la lavagna. Cutaia: «A meno di ripensamenti nei 60 giorni della conversione in legge, l'Italia per decreto non avrà più un istituto nazionale per promuovere la cultura teatrale nel nostro paese e all'estero». L'Eti gestisce direttamente tre sale storiche, il Valle a Roma, la Pergola a Firenze e il Duse a Bologna. Alcuni protagonisti sono Emma Dante e Bob Wilson, Toni Servillo e Luca Ronconi, Peter Stein e Fabrizio Gifuni. Il baricentro dell'attività si è spostato sulla promozione giovanile (c'è un progetto di sostegno per gli under 35) e sulla produzione contemporanea. «Ci occupiamo delle nuove generazioni teatrali ma anche della danza con un progetto che, dalla Lombardia al Lazio, coinvolge otto Regioni. Poi le relazioni internazionali e gli scambi coi festival europei». I cartelloni pronti. Sono a rischio? «Non riusciamo a sapere nulla, siamo allo sbaraglio, nessuno ci dà una risposta certa», continua il direttore generale. I lavoratori del circuito sono in assemblea permanente, la raccolta di firma on line ha superato 1500 adesioni. «Sopprimere - si legge nell'appello - significa estromettere l'Italia dal consesso delle altre nazioni europee, dotate di istituti di promozione che, come l'Eti, operano per valorizzare scambi internazionali come fattore di crescita culturale e opportunità di nuovi mercati». Una trentina di dipendenti pubblici verranno assorbiti dai Beni Culturali; ma la maggioranza, 144 lavoratori, ha un contratto di natura privatistica e nessuno si pronuncia sul loro futuro. Ieri al ministero c'è stato un incontro che il presidente dell'Eti Giuseppe Ferrazza definisce «interlocutori». Si spera «in un ravvedimento da parte del governo per sfilare l'Eti da quell'elenco». Sembra però che i margini di manovra dei Beni Culturali col dicastero dell'Economia in questa vicenda siano stretti. Il ministero, all'interno del Fondo unico dello spettacolo, dà all'Eti 11 milioni di euro l'anno. L'istituto si è sempre dovuto barcamenare tra mercato e funzione sociale. «Ma il nostro bilancio - dice Cutuia - è comunque sano, il Teatro Valle totalizza il maggior numero di presenze paganti per i teatri fino a 600 posti. Se non chiudono, le tre sale vanno comunque sostenute. Non si capisce qual è il risparmio. Dov'è la logica?».
TEATRI - Il Valle rischia di chiudere con le conserve alimentari. L'Eti è finito nel calderone degli enti inutili
L'Ente Teatrale Italiano (Eti) è stato inserito nella lista dei 19 enti pubblici inutili, insieme all'Istituto Nazionale Conserve Alimentari. Il direttore generale, Ninni Cutaia, afferma che l'Eti non ha più un istituto nazionale per promuovere la cultura teatrale. L'Eti gestisce tre sale storiche e si occupa della promozione giovanile e della produzione contemporanea. I lavoratori del circuito sono in assemblea permanente e hanno richiesto il salvataggio dell'ente. Il ministero dei Beni Culturali potrebbe decidere quali fondazioni salvare, ma i margini di manovra sono stretti.
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