a Roma fumata grigia nell'incontro tra Bondi e l'Eti. «Pronti a occupare i teatri» Mobilitazione contro la chiusura, lunedì sera staffetta di attori sul palco Sarà il palco a dar voce alla protesta del Duse. I dipendenti hanno deciso di dar vita, lunedì sera, a una staffetta di attori e personaggi dello spettacolo aperta a tutta la città per puntare il dito contro la soppressione dell'Eti. Ieri intanto i vertici dell'ente, che hanno avuto un incontro con il ministro Bondi a Roma, si sono detti pronti alla mobilitazione e all'occupazione dei teatri che rischiano di non sopravvivere Fumata grigia a Roma E l'Eti ora si prepara all'occupazione dei teatri «Interlocutorio» l'incontro tra Bondi e il presidente dell'Ente Rebus sul contratto dei 28 dipendenti di via Cartoleria Bologna peggio degli altri La struttura a rischio soppressione possiede i due teatri di Roma e Firenze. Sotto le Torri, invece, paga un affitto. Che scade ad agosto. Montanari: «Così a settembre si chiude» Da pagina 1 culturali. A i 28 lavoratori del Duse toccherà la stessa sorte che spetta ai 144 dipendenti con contratto privato dell'Eti e faranno capo alla direzione generale degli spettacoli dal vivo. Ma tanta sicurezza non ha convinto i lavoratori del Duse: «Soprattutto se il teatro bolognese dovesse chiudere, noi ci ritroveremo sotto contratto del ministero si chiedeva Fabrizio Del Rio rappresentante sindacale della Fistel-Cisl per fare cosa? I buoni propositi del ministero vanno riempiti di contenuto. Al momento non so neanche se continueremo a lavorare nel teatro». Assemblea Il direttore Marco Montanari e i dipendenti del Duse ieri mattina al teatro I lavoratori dell'Eti, quindi anche i dipendenti del Duse, sono in assemblea permanente. E ieri a Roma erano pronti a salire sulle barricate. «L'ente non deve essere soppresso»: l'appello è a politici e istituzioni perché il testo della manovra sia emendato in Parlamento. Intanto sono pronti a scendere in piazza, a organizzare sit-in davanti a Montecitorio e anche a occupare i teatri. Tutti e tre, Duse incluso. Domani, in un incontro con i sindacati nazionali si decideranno le forme di protesta. E sempre domani si muoveranno anche le istituzioni bolognesi. Il commissario Anna Maria Cancellieri chiamerà Ferrazza per decidere insieme come intervenire, visto che ieri non sono riusciti a sentirsi. Intanto assicura: «La serata di lunedì? Se non avrò altri impegni, ci andrò volentieri». «Speriamo di svegliarci da un brutto incubo», diceva ieri il direttore del teatro Marco Montanari. Invece per il Duse è ancora notte. Non quella bolognese, che vedrà numerosi attori sul palco per difendere il teatro di via Cartoleria. Ma quella che va in scena a Roma. Dove ieri il presidente dell'Eti, Giuseppe Ferrazza, ha incontrato il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi. Con una speranza: ottenere dal governo un passo indietro, ovvero che fosse cancellato dalla lista degli enti da sopprimere l'Eti. Il Duse dipende completamente dall'Ente Teatrale Italiano e la sua soppressione condanna il teatro di via Cartoleria alla chiusura. Dal ministro però non sono arrivate le rassicurazioni sperate. L'incontro si è risolto «in modo interlocutorio», si è limitato a spiegare Ferrazza. Nulla di fatto, e l'umore è pessimo: «Ci umilia vederci accomunati a enti realmente inutili», è sbottato. Insomma, se al ministero non è stata fumata nera, aveva comunque una tonalità decisamente grigio scura. Così anche il direttore generale dell'Eti, Ninni Cutaia, si è scagliato contro un provvedimento che definisce «incomprensibile»: la soppressione dell'ente e il suo accorpamento al ministero. «Amministrare i tre teatri dal ministero sarà difficile, farraginoso e forse alla fine più costoso». Con una situazione particolarmente grave per il Duse, perché se gli altri due, il Valle a Roma e il Pergola a Firenze, sono di proprietà dell'Eti, il Duse invece è in affitto. «Il contratto d'affitto scadrà ad agosto ha ricordato Montanari . Se non c'è una programmazione per il futuro c'è poco da fare, a settembre chiudiamo i battenti». Dal ministero, intanto, rassicurano almeno sui posti di lavoro. Il testo della manovra in effetti parla chiaro: i lavoratori saranno assorbiti dal ministero competente, quello dei Beni