il lettore se queste righe sono scritte con la delicatezza che deve avere chi parla di sé e delle cose alle quali appartiene. Ma mi parrebbe indelicato non dire cosa ha insegnato a me la vicenda delle istituzioni culturali che il decreto sulla finanza pubblica metteva alla gogna e voleva proscrivere e che ora saranno «selezionate» (ma che linguaggio...) dal ministro Bondi. Fra questi enti c'erano alcune istituzioni bolognesi e non ultima la Fondazione per le scienze religiose di via San Vitale, spesso citata da chi lamentava l'assurdità di quella proposta di indiscriminate decapitazioni. Essendone da molti anni parte e avendola vista diventare, grazie all'impegno di Pino Alberigo e Nino Andreatta, uno dei principali strumenti e centri di ricerca del mondo nel suo settore posso lecitamente essere sospettato di partigianeria. Per cui non mi fermo a dirne i pregi culturali, il credito che ha presso le imprese e gli eroismi di gruppo su cui si regge: altri l'hanno detto sui giornali in questi giorni e di questo siamo grati. Tuttavia bisogna dire che il minacciato colpo di scure ha fatto toccare con mano alcuni problemi generalissimi. Da un lato s'è visto che la struttura amministrativa centrale dello Stato e la città si assomigliano nell'ignorare il valore dei propri tesori culturali. In queste ore drammatiche il silenzio che abbiamo sentito intorno a noi, nonostante l'impegno dei giornali, ci ha interrogato. Possibile che ciò che ha fatto e fa San Vitale 114 sia così irrilevante per decisori e intellettuali cittadini? Possibile che il rilievo internazionale quello che a fine estate le farà rappresentare la ricerca umanistica italiana a Shanghai con Prodi e la ricerca sui concili a Istanbul col Patriarca ecumenico si sia sottomesso così poco alle ferree schiavitù della visibilità? Non si direbbe: le collaborazioni scientifiche, le produzioni televisive, le attività della prima Cattedra Unesco assegnata a Bologna, e il «festival a costo zero» di punto10 che il 19 settembre cercherà di replicare il successo dello scorso anno, sono stati pensati proprio come un modo di onorare il debito con una città dove vogliamo stare. «Cristiani d'Italia», l'unica grande mostra nazionale di Bologna preparata per tempo e approvata per il 150dell'anno prossimo, trasforma una grande ricerca fatta con Treccani in una opportunità alla città. L'aver portato a Bologna la redazione delle voci storico-religiose del Dizionario biografico degli italiani è un riconoscimento condiviso. E un intero branch di fscire.it il piccolo museo di videostoria religiosa di Federico Ruozzi e fabio Nardelli produce cose che si sono viste anche domenica in Rai. Dunque pur potendo tutti migliorarsi e pur potendo dirsi di altri ciò che qui dico di ciò che conosco non è solo guardando alla mancata autopromozione, che si spiega perché Bologna non abbia sentito il minacciato taglio come un problema di tutti. Pochi o nessuno, ad esempio, ha notato che le somme di cui si parlava (nel caso di San Vitale 110 del bilancio) erano frazioncine di quelle che sistemi culturali più coesi, come quello fiorentino, hanno saputo guadagnarsi: ed è cosa sulla quale la capitale culturale d'Italia dovrebbe riflettere. Pochi o nessuno hanno creduto che si dovesse reagire insieme alle oscene dichiarazioni di «parassitismo» (lo stesso linguaggio...) o che almeno ad esse andasse opposta una solidarietà più forte per impedire che il tessuto culturale di Bologna venisse indebolito. È un fatto, anche se triste: ma anche un indicatore. Una città senza sindaco, partiti alle prese con interminabili faide interne, una università tagliata come un tiglio, una galassia di imprese e istituzioni donatrici incerte sul futuro non aiutano nessuno a sentire come causa propria la causa altrui. Ma è certo che se non si ricomincia a far così il guaio scampato oggi, si ripresenterà domani: come un taglio non dei fondi di qualche istituzioni, ma nel fondo civile che rende civile la città.
BOLOGNA - questo silenzio attorno a noi
Il ministro della Finanza, Bondi, ha deciso di selezionare le istituzioni culturali che riceveranno fondi. La Fondazione per le scienze religiose di via San Vitale a Bologna è stata minacciata di taglio. L'autore del testo, che è stato un membro della fondazione, lamenta la mancata autopromozione della fondazione e la scarsa attenzione dei decisori e degli intellettuali cittadini. Egli sostiene che la fondazione ha contribuito significativamente alla ricerca umanistica italiana e che il suo taglio potrebbe indebolire il tessuto culturale della città. L'autore critica la mancanza di solidarietà tra le istituzioni culturali e la scarsa attenzione ai problemi culturali della città.
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