Il trasloco è deciso, il Comune e la Soprintendenza hanno trovato l'accordo. Ma all'ultimo hanno cambiato la destinazione: gli uffici dei Beni architettonici non saranno trasferiti al Castello Sforzesco, come era previsto inizialmente, ma in via Rovello, nello stesso complesso di edifici del Piccolo Teatro. È questione di settimane, ormai. La Soprintendenza guidata dall'architetto Alberto Artioli deve liberare le sale al secondo piano di Palazzo Reale per consentire il collegamento del nuovo Museo del Novecento tra l'Arengario e il Broletto vecchio di Milano. Non è uno sfratto, ma di certo non ci sono alternative. Il «ponticello», cioè la passerella tra le due sedi espositive, è fondamentale per riunire l'offerta culturale in piazza Duomo, con la collezione fissa sul Novecento e le mostre temporanee a Palazzo Reale. Il nuovo museo dell'Arengario (30 milioni di euro di investimento) sarà inaugurato il 18 novembre, alla conclusione dell'intervento di ristrutturazione progettato trasformato dagli architetti Italo Rota e Fabio Fornasari: 350 opere (da Morandi a Boccioni, da Manzoni a Fontana), oltre 4 mila metri quadri di superficie e una rampa elicoidale che sale dal mezzanino della metropolitana Duomo fino all'ingresso. La visita si aprirà con due sculture di De Chirico prelevate dai Bagni Misteriosi della Triennale, un pavimento romano ritrovato durante i lavori in piazza Diaz e «Il Quarto Stato» di Pellizza da Volpedo. Al primo piano, nella Sala delle Colonne, la collezione Jucker (con pezzi di Picasso e Modigliani) e i futuristi. Al secondo, i classicisti di «Novecento» e gli astrattisti. L'arte informale e concettuale occuperanno il terzo (con Burri e Kounellis), mentre l'arte povera chiuderà il percorso al secondo piano di Palazzo Reale. Lì dove adesso ci sono gli uffici della Soprintendenza.